Medicina integrata

Artrosi: gli antinfiammatori a lungo andare potrebbero peggiorare la salute dell’articolazione

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 15:32
L’ipotesi Osteoarthritis.jpg Immagine: BruceBlaus, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons Il rimedio potrebbe essere peggiore del danno Uno studio presentato al meeting della radiological Society of North America suggerisce che l’assunzione a lungo termine dei Fans possa aumentare i livelli di infiammazione dell’articolazione del ginocchio

È come il cane che si morde la coda. Potrebbe essere sintetizzata così la conclusione a cui è giunto uno studio della University of California, San Francisco presentato al meeting annuale della Radiological Society of North America: assumere regolarmente antinfiammatori per alleviare i sintomi dell’artrosi può indurre a lungo termine un peggioramento dell’infiammazione. 

L’artrosi, caratterizzata da una graduale perdita di cartilagine nelle articolazioni del polso, del ginocchio e dell’anca, è una delle più comuni  conseguenze dell’invecchiamento. A soffrirne sono 500 milioni di persone nel mondo. Il consumo della cartilagine procura dolore, gonfiore, infiammazione delle giunture. Il rimedio più usato per alleviare le sofferenze dell’artrosi è l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroridei (FANS) come ibuprofene, naprossene, ketoprofene ecc…C’è non può farne a meno. Ma gli effetti a lungo termine di questi farmaci non sono mai stati attentamente valutati. Il nuovo studio suggerisce che la terapia antinfiammatoria protratta nel tempo possa in realtà aumentare l’infiammazione delle articolazioni (sinovite), in particolare di quella del ginocchio. 

«Ad oggi, nessuna terapia curativa è stata approvata per curare o ridurre la progressione dell'artrosi del ginocchio. I Fans sono spesso usati per trattare il dolore, ma si sta ancora discutendo sull’impatto dell'uso dei questi farmaci nei pazienti affetti da artrosi. In particolare, l'impatto dei Fans sulla sinovite, o l'infiammazione della membrana che riveste l'articolazione, non è mai stato analizzato utilizzando biomarcatori strutturali basati sulla risonanza magnetica», ha dichiarato  Johanna Luitjens, ricercatrice del Dipartimento di radiologia e imaging biomedico dell'Università della California, San Francisco, che ha guidato lo studio. 

I ricercatori hanno analizzato l’associazione tra l’uso prolungato dei farmaci antinfiammatori e la sinovite in 277 pazienti affetti da osteortrite  moderata o grave del ginocchio per valutare l’effetto della terapia sulla struttura dell’articolazione nel tempo. «La sinovite media lo sviluppo e la progressione dell'artrosi e può essere un target terapeutico. Pertanto, l'obiettivo del nostro studio era analizzare se il trattamento con i farmaci antinfiammatori non steroidei influenzasse lo sviluppo o la progressione della sinovite valutando anche se i biomarcatori di imaging della cartilagine, che riflettono i cambiamenti nell'artrosi, sono influenzati dal trattamento con i Fans», spiega Luitjens. 

I partecipanti allo studio, che assumevano regolarmente farmaci antinfiammatori da oltre un anno, sono stati messi a confronto con un gruppo di 793 persone che non assumevano Fans. Tutte le persone coinvolte nello studio hanno effettuato un primo esame con la risonanza magnetica al ginocchio all’inizio dello studio e uno successivo quattro anni più tardi. I ricercatori hanno analizzato le immagini in cerca di biomarcatori della sinovite. Lo spessore e la composizione della cartilagine, per esempio, sono elementi indicativi per valutare la progressione della malattia. Ebbene, dai risultati non è emerso alcun beneficio dell’uso a lungo termine degli antinfiammatori. Anzi, nei partecipanti che assumevano antinfiammatori i livelli di infiammazione e la qualità della cartilagine, sia inizialmente che dopo quattro anni, erano peggiori rispetto al gruppo di controllo.  «In questo ampio gruppo di partecipanti, siamo stati in grado di dimostrare che non esistevano meccanismi protettivi da parte dei farmaci antinfiammatori non steroidei nel ridurre l'infiammazione o rallentare la progressione dell'artrosi dell'articolazione del ginocchio. L’uso dei Fans per la loro funzione antinfiammatoria è molto diffuso nei pazienti con artrosi negli ultimi anni e dovrebbe essere rivalutato, poiché non è stato possibile dimostrare un impatto positivo sull'infiammazione articolare», ha commentato Luitjens. 

Secondo i ricercatori le ragioni per cui i farmaci antinfiammatori potrebbero essere un rimedio peggiore del danno e aumentare il rischio di sinovite sono molte.  Non è detto che l’impatto negativo degli antinfiammatori sia diretto. Potrebbe darsi che il danno derivi dal mancato beneficio. Ossia, non riuscendo a prevenire la sinovite, i farmaci non riescono a rallentare il processo degenerativo della cartilagine che prosegue indisturbato. Ma c’è anche una seconda spiegazione. Il peggioramento potrebbe essere dovuto al fatto che chi assume antinfiammatori, sentendo meno dolore, diventi fisicamente più attivo e sottoponga l’articolazione a uno sforzo eccessivo peggiorandone l’infiammazione.

I ricercatori si augurano che in futuro vengano eseguiti studi prospettici randomizzati per fornire prove conclusive dell'impatto antinfiammatorio dei farmaci infiammatori non steroidei sull’osteortarite.

 

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I reumatologi: «Aumentare subito il numero delle diagnosi precoci»

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 15:05
Il Congresso

Fino a sette anni per individuare un caso di fibromialgia o di artrite psoriasica; fino a cinque per scoprire una spondilite anchilosante; “solo” tre e due anni, rispettivamente, per la sclerosi sistemica e l’artrite reumatoide. Sono i tempi che le persone con malattie reumatiche rischiano di aspettare prima di avere una diagnosi certa della loro malattia. Una situazione aggravata dalla pandemia che ha ritardato, e in alcuni momenti bloccato, l’ordinaria assistenza ai pazienti.

Tutto ciò ha spinto la Società italiana di reumatologia (Sir) a lanciare un anno fa la Campagna “Diagnosi Precoce”, in collaborazione con Federfarma Servizi, per raggiungere i cittadini e i potenziali pazienti. In totale sono state distribuite 100 mila copie del booklet Le malattie reumatologiche: cosa sono, come prevenirle e come riconoscerle. Altre 100 mila copie di quattro leaflet dedicati a singole patologie (connettiviti, artrite reumatoide, fibromialgia e artrite psoriasica) sono state consegnate alle strutture sanitarie. Attraverso queste pubblicazioni si sono raggiunti, anche grazie a un’intensa attività on line e sui social media, milioni di pazienti, caregiver e semplici cittadini. Sono inoltre stati svolti corsi di aggiornamento per i farmacisti proprio sulla diagnosi precoce in reumatologia.

I principali risultati della campagna sono stati presentati il 24 novembre a Rimini, dove si svolge il Congresso nazionale della Società scientifica, con la partecipazione di oltre 1.500 specialisti da tutta Italia.

«Siamo soddisfatti perché abbiamo avviato con successo la prima iniziativa a livello nazionale di sensibilizzazione sull’importanza di riconoscere le prime avvisaglie delle malattie» commenta Roberto Gerli, presidente nazionale della Sir. «In Italia sono oltre 5,4 milioni i pazienti reumatologici – prosegue - ai quali vanno aggiunte le persone che al momento non hanno consapevolezza della propria malattia. Quindi in totale oltre un italiano su dieci è colpito da patologie, più o meno, gravi e invalidanti. Nel mondo della reumatologia, e in particolare nelle malattie infiammatorie articolari croniche, negli ultimi anni vi sono stati importanti cambiamenti». Identificare la patologia precocemente consente infatti di ottenere una vera e propria prevenzione secondaria: «Siamo in grado di evitare o limitare fortemente i danni articolari, e quindi la disabilità, causati dal processo infiammatorio scatenato dalla malattia. Tutto questo – sottolinea Gerli - è stato reso possibile dall’arrivo nella pratica clinica di farmaci più efficaci e in grado di fermare la progressione delle patologie».

Tra le malattie reumatologiche l’artrite reumatoide è stata la prima in cui la diagnosi precoce si è dimostrata davvero fondamentale: «Vi sono evidenze scientifiche consolidate – spiega Roberto Caporali, vicepresidente Sir - che mostrano chiaramente come un trattamento tempestivo sia in grado di ridurre le diverse complicanze e di evitare i danni legati alla malattia. Individuare in tempo la malattia, però, non è semplice perché all'inizio si presenta con sintomi molto simili a quelli riscontrati in altre patologie. Inoltre, il sistema sanitario nazionale presenta problemi organizzativi che non sempre rendono facile l’accesso a visite ed esami con lo specialista».

La campagna Diagnosi Precoce «testimonia ancora una volta il fondamentale ruolo della farmacia come presidio di prevenzione e salute sul territorio - sostiene il presidente di Federfarma Servizi, Antonello Mirone - anche nei casi di patologie complesse e importanti come quelle reumatiche».

«Una maggiore consapevolezza dei cittadini – sottolinea Gian Domenico Sebastiani, presidente eletto Sir - è un’ulteriore arma a nostra disposizione contro delle malattie che non devono essere sottovalutate. Esistono complicanze, per esempio, a livello cardiaco o polmonare, che possono essere anche fatali». Tuttavia i successi della ricerca medico-scientifica «rischiano di essere annullati se non incrementiamo subito il numero delle diagnosi precoci».

La ricerca scientifica in reumatologia negli ultimi vent’anni ha fatto «enormi passi avanti – osserva Carlomaurizio Montecucco, presidente della Fondazione italiana per la ricerca sull’artrite (Fira) - individuando cause e possibili soluzioni terapeutiche, con una forte accelerazione, ma c’è ancora molto da scoprire. Oggi, in alcune forme di artrite si sta addirittura ipotizzando una prevenzione, individuando i soggetti a rischio prima che insorga la malattia. Ecco perché – conclude - l’impegno di Fira a sostegno della ricerca scientifica in reumatologia si sta rafforzando con nuove, importanti iniziative». 

 

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Un programma per la promozione della cultura, dell'innovazione e del biotech

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 14:54
L'iniziativa

Favorire il dialogo e il confronto su ricerca e innovazione nel campo della salute, lo studio dei modelli di assistenza sanitaria, lo sviluppo e l'uso delle nuove tecnologie applicate alla salute. E poi contribuire allo scambio di idee e di proposte tra Belgio e Italia nell’ambito della ricerca scientifica farmacologica, anche grazie alla collaborazione con il settore industriale.

Sono questi gli obiettivi principali del protocollo d'intesa firmato dall'Ambasciata del Belgio in Italia e Galapagos, azienda biotech belga, presentato il 23 novembre a Roma.

L'accordo, di durata triennale, è la cornice in cui si inscrive il progetto Bioneers, una serie di iniziative che hanno lo scopo di favorire lo sviluppo di una cultura della cooperazione sui temi della salute, della cura e del benessere delle persone.

«Promuovere relazioni economiche e sociali con l'Italia è uno dei compiti istituzionali dell'Ambasciata – osserva Pierre-Emmanuel De Bauw, Ambasciatore del Belgio in Italia – e siamo felici di poter contribuire alla valorizzazione delle competenze e delle eccellenze italiane nel settore salute presenti sul territorio attraverso questo accordo. Il Belgio ha investito molto in innovazione e ricerca negli ultimi anni e sono convinto che dalla collaborazione fra i nostri due Paesi si possano generare occasioni di sviluppo economico e culturale».

Le biotecnologie in ambito medico e farmaceutico sono una delle chiavi per lo sviluppo economico dell’Europa. Come evidenzia il Rapporto Politiche e investimenti nel settore biotech. Due modelli a confronto: Italia e Belgio, realizzato da I-Com nell'ambito del progetto Bioneers, negli ultimi anni Belgio e Italia hanno fatto registrare una crescente specializzazione del settore delle red biotech.

«Siamo orgogliosi – assicura Alberto Avaltroni, Ceo di Galapagos in Italia – di aver dato vita a questo protocollo d'intesa con l'Ambasciata del Belgio per la promozione del dialogo fra i due Paesi e la valorizzazione della ricerca scientifica. Galapagos nasce dalla ricerca e mette al centro delle sue attività la scoperta e lo sviluppo di molecole innovative che possano fare la differenza per i pazienti. Siamo però consapevoli che è necessario migliorare anche l'assistenza e l'accesso dei pazienti alle innovazioni terapeutiche e a questo scopo collaboriamo con Istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti».

A riconoscimento dell'eccellenza italiana nella ricerca scientifica, la giuria del progetto Bioneers ha assegnato tre Menzioni d'onore a Maria Rescigno, docente di Patologia generale e Pro Rettore vicario con delega alla ricerca all'Humanitas University, a Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e direttore del Dipartimento di Oncoematologia e terapia cellulare e genica dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, e a Giuseppe Ippolito, direttore generale della ricerca e dell'innovazione in sanità del ministero della Salute.

Ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico sono i tre pilastri su cui poggia il progetto Bioneers. La digitalizzazione dell'assistenza sanitaria è un'occasione importante per garantire un migliore e più equo accesso alle prestazioni sanitarie. Per questo è stato deciso di chiedere ad Agenas, cui è stato attribuito per legge il ruolo di Agenzia nazionale per la sanità digitale (Asd), di premiare sei progetti di digital health sviluppati e portati avanti sul territorio.

«Il digitale è uno strumento prezioso per portare il Servizio sanitario sempre più vicino ai pazienti, per attuare sempre meglio l'assistenza sul territorio e decongestionare gli ospedali, per monitorare i pazienti cronici e prenderli in carico in maniera più efficace - sottolinea Domenico Mantoan, direttore generale Agenas – e i progetti premiati rappresentano delle eccellenze in questo senso e dimostrano con quanto impegno le strutture sanitarie pubbliche stanno ridisegnando i modelli di presa in carico del paziente».

 

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I sindacati del personale sanitario bocciano la manovra economica del Governo

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 14:10
Ssn

Le organizzazioni sindacali dei medici, veterinari e dirigenti sanitari «esprimono preoccupazione per i contenuti della manovra economica presentata dal Governo». Esordisce così la nota che l'intersindacale ha diffuso all'indomani della presentazione del documento dell'Esecutivo.

Alla sanità del 2023, rilevano i sindacati, «vengono destinate certo più risorse, ma per bollette e vaccini e farmaci anti Covid, non per servizi e personale. Anche la promessa indennità di Pronto soccorso viene rinviata al 2024. Niente per il Contratto di lavoro 2019-2021, che prevede incrementi pari a un terzo del tasso inflattivo attuale, e nessun finanziamento per quello 2022-2024».

L'intersindacale prosegue sottolineando come le condizioni di lavoro dei dirigenti medici, veterinari e sanitari siano diventate «insopportabili, anche a causa di una pandemia non ancora superata, alimentano uno stato di crisi della sanità pubblica che ha ridotto il Servizio sanitario nazionale a malato terminale». L'abbandono dei professionisti, insieme con l’insoddisfazione e lo scontento di chi rimane, «suonano un allarme che però – lamentano i sindacati - non arriva alle orecchie del ministro della Salute e del Governo che non vedono organici drammaticamente ridotti al lumicino al punto da mettere a rischio l’accesso dei cittadini alla prevenzione e alle cure, insieme con la loro qualità e sicurezza».

Eppure, le premesse «erano state migliori»: un Governo nuovo e un ministro medico. Ma fino a oggi«di nuovo abbiamo visto ben poco. Abbiamo registrato solo una dichiarazione circa l'opportunità di aumentare la retribuzione, non ancora seguita da fatti concreti. Nemmeno una convocazione da parte del Ministro, o un accenno, benché richiesto più volte e in più tempi» e nemmeno «una sola parola» sul rinnovo del contratto di lavoro.

«Se questa è la considerazione in cui vengono tenuti migliaia di professionisti che hanno evitato al Paese una Caporetto sanitaria – avverte l'intersindacale - essi reagiranno con un corale “basta”: ai turni eccessivi, al lavoro oltre l’orario dovuto, a fare in tre il lavoro di sei, a rubare tempo alla vita. Per godersi, finalmente, 5 milioni di giornate di ferie arretrate, recuperare 10 milioni di ore di straordinario, stare a casa a Natale e S. Stefano. Senza farsi mancare Capodanno e Befana».

In mancanza di segnali «immediati e concreti», i dirigenti medici, veterinari e sanitari del Servizio sanitario nazionale «porteranno nelle piazze la loro insoddisfazione e la loro rabbia. Se per guadagnare attenzione e rispetto occorre fare come altre categorie hanno fatto, noi siamo pronti. Pronti dallo stato di agitazione a tutte le iniziative necessarie per difendere e tutelare la sanità pubblica e il lavoro del suo capitale umano. Da troppo tempo si sta seminando vento. Nessuno si meravigli se si raccoglie tempesta. La sanità pubblica si fermerà ore, giorni, settimane – concludono i sindacati - per non fermarsi per sempre».

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La Commissione europea approva risankizumab per il trattamento della malattia di Crohn attiva da moderata a severa

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 14:01
Farmaci

AbbVie ha annunciato che la Commissione europea ha approvato risankizumab, il primo inibitore specifico di interleuchina-23 indicato per il trattamento della malattia di Crohn attiva da moderata a severa negli adulti che hanno avuto una risposta inadeguata, una perdita di risposta o una intolleranza alla terapia convenzionale o ai biologici.

Si stima che oggi vivano in Italia circa 250 mila persone con malattie infiammatorie croniche intestinali tra cui la malattia di Crohn. Un numero che «è destinato a raddoppiare entro il 2030» sottolinea Flavio Caprioli, segretario generale del Gruppo italiano per lo studio delle malattie infiammatorie croniche intestinali.

L’approvazione europea di risankizumab nella malattia di Crohn «rappresenta un significativo passo in avanti nel raggiungimento del controllo ottimale di una patologia così complessa» assicura Paolo Gionchetti, direttore delle Malattie infiammatorie croniche intestinali dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna.”

La decisione della Commissione europea nella malattia di Crohn è sostenuta dai risultati di tre studi (ADVANCE, MOTIVATE e FORTIF) che, spiega Fernando Rizzello, professore associato in Medicina interna del Centro di riferimento per le Malattie infiammatorie intestinali del S.Orsola di Bologna, confermano che risankizumab «è efficace e sicuro nel migliorare questi parametri cruciali della malattia. Ci auguriamo che questa nuova e promettente opzione terapeutica sia resa presto disponibile in tutta Italia».

Risankizumab è approvato in Europa anche per il trattamento degli adulti con psoriasi a placche da moderata a severa candidati a terapia sistemica e in monoterapia o in associazione al metotressato per il trattamento dell’ artrite psoriasica attiva negli adulti che hanno manifestato una risposta inadeguata o un’intolleranza a uno o più farmaci antireumatici modificanti la malattia.

 

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Una casa “intelligente” per chi vive con disabilità

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 12:48
Il progetto

Oggi la tecnologia può trasformare l’ambiente domestico e diventare uno strumento fondamentale per sostenere l’indipendenza e l’autonomia delle persone che vivono gravi disabilità, come quelle causate da malattie neuromuscolari e neurodegenerative. Eppure, da un’indagine pilota, condotta su un campione di 46 intervistati adulti, di cui 23 con atrofia muscolare spinale, sclerosi laterale amiotrofica, distrofie muscolari e i loro caregiver, emerge che più della metà non è soddisfatto delle informazioni ricevute sulle tecnologie utili ad aumentare la propria autonomia e sette su dieci non sono a conoscenza che alcune di queste soluzioni sono a carico del Servizio sanitario nazionale, a fronte di una grande fiducia nelle tecnologie di controllo ambientale e del desiderio di utilizzarle di più.

Da quest'indagine condotta dai Centri Nemo e dai bisogni che ne sono emersi nasce il progetto “Abitiamo nuovi spazi di libertà”, presentato il 22 novembre a Roma, promosso da Biogen e dai Centri clinici NeMO, in collaborazione NeMO Lab e con il patrocinio di Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, Associazione genitori per la ricerca sull’atrofia muscolare spinale e Unione italiana lotta alla distrofia muscolare.

Al centro del progetto c’è la pubblicazione del Forward Paper, che raccoglie le voci di esperti del mondo clinico e accademico, insieme a quelle della comunità delle persone con malattie neuromuscolari, delle Istituzioni e dell’industria.

«Chi vive una patologia neuromuscolare fa i conti ogni giorno con il limite fisico e con la necessità di essere supportato anche nei più piccoli gesti quotidiani. In questo senso, la tecnologia rappresenta uno strumento fondamentale al servizio della ricerca del percorso di autonomia personale e del desiderio di vivere una vita piena, a prescindere dalla malattia» dice Alberto Fontana, presidente dei Centri clinici Nemo.

Il tema di fondo è quello di una tecnologia che sia alleata, capace di incontrare le specificità dei bisogni di ciascuno. La sfida è quella di pensare a soluzioni progettuali e tecnologiche capaci di semplificare l’esperienza quotidiana nel proprio ambiente di vita.

«Se è vero che in questi ultimi anni la ricerca scientifica sta facendo enormi passi avanti nello sperimentare trattamenti farmacologici che stanno cambiando la storia stessa di alcune di queste patologie è di fondamentale importanza – sostiene Valeria Sansone, direttore clinico e scientifico del Centro clinico Nemo di Milano - mantenere una presa in carico clinica mirata, che deve comprendere sempre di più anche una presa in carico di tipo tecnologico, attraverso la quale accompagnare ed educare la persona nella scelta e nell’uso dei dispositivi e dei sistemi adeguati ai suoi bisogni specifici».

«Siamo convinti che l’innovazione scientifica debba essere accompagnata da un approccio più ampio – interviene infine Giuseppe Banfi, amministratore delegato di Biogen Italia - che abbracci tutte le molteplici componenti della cura e chiami a un impegno collettivo e multidisciplinare, per rispondere alle esigenze di chi affronta gravi malattie neurologiche e neurodegenerative».

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Covid: calano ancora i casi nel mondo. -5% rispetto alla scorsa settimana

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 11:54
Il rapporto Covid map.jpg La pandemia “ufficiale” potrebbe però essere solo una parte di quella realeLa pandemia “ufficiale” potrebbe però essere solo una parte di quella reale. Gli esperti dell’Oms invitano ancora una volta a interpretare i dati con cautela perché i test effettuati sono sempre meno

La tendenza è la stessa da molte settimane: i nuovi casi settimanali di Covid nel mondo stanno continuando a diminuire, ma lo fanno a un ritmo più lento. Nella settimana dal 14 al 20 novembre 2022 le nuove infezioni sono diminuite solo del 5 per cento rispetto alla settimana precedente. Il numero di nuovi decessi è diminuito del 13 per cento (il bilancio dei morti per Covid dall’inizio della pandemia è di 6,6 milioni di morti). Lo scenario è piuttosto omogeneo. L’andamento è in discesa o stabile in tutte le 6 regioni dell’Oms: nella Regione del Mediterraneo Orientale si registra un calo dei nuovi casi del 22 per cento per cento, nella Regione Europea dell’11 per cento, nella Regione Africana  del 9 per cento, nella Regione del Pacifico Occidentale del 4 per cento. L’unica eccezione è rappresentata dalla Regione delle Americhe dove si osserva un leggero rialzo dei contagi (+3%)  e dalla regione del Sud-est asiatico (+8%).

A livello nazionale, i numeri più elevati di nuovi casi settimanali sono stati segnalati dal Giappone (593.075 nuovi casi, +18%), dalla Repubblica di Corea (364.536 nuovi casi, +2%), dagli Stati Uniti (274.067 nuovi casi, -3%), dalla Francia (186.446 nuovi casi, +23%) e dalla Cina (158.813 nuovi casi, -8%). I numeri più alti di nuovi decessi settimanali sono stati segnalati dagli Stati Uniti (2202 nuovi decessi, -5%), seguiti dal Giappone (702 nuovi decessi, +27%), dalla Cina (476 nuovi decessi, +16%), dalla Francia (441 nuovi decessi, +16%) e dalla Federazione Russa (430 nuovi decessi; -1%).

Cresce il sospetto dei dati sottostimati

«Le attuali tendenze nei casi segnalati di Covid devono essere interpretate con cautela poiché diversi paesi hanno progressivamente modificato le strategie dei test, determinando un numero complessivo inferiore di test eseguiti e, di conseguenza, un numero inferiore di casi rilevati», avvertono gli autori del rapporto. L’invito alla cautela nell’interpretazione dei dati è presente già da tempo nel bollettino settimanale dell’Oms. Il sospetto di una sottostima dei numeri reali viene alimentato anche dalle recenti indagini condotte in alcuni Paesi che hanno gettato luce sui casi sommersi dimostrando che la  pandemia ufficiale è solo una parte di quella reale. 

Covid in Europa

In generale nella regione europea i nuovi casi settimanali di Covid sono in calo dell’11 per cento rispetto alla settimana precedente. Ma in 9 (15%) dei 61 paesi per i quali sono disponibili i dati si registra una controtendenza con un aumento dei nuovi casi pari o superiori al 20 per cento. L’aumento maggiore si è registrato in Uzbekistan (+136%), Andorra (+136%) e Kirghizistan (+58%). Ma anche la Francia ha segnalato una ripresa dei contagi con una crescita dei nuovi casi settimanali del 23 per cento. Il numero di nuovi decessi settimanali nella regione europea è diminuito del 26 per cento rispetto alla settimana precedente, con 2.513 nuovi decessi segnalati. Il maggior numero di nuovi decessi è stato segnalato dalla Francia (+9%), seguita dalla Federazione Russa (-1%) e dall'Italia (-22%). 

Le varianti 

I casi di infezione sono al cento per cento causati da Omicron e dai suoi sotto-lignaggi. BA.5 è quello dominante, con una prevalenza del 72,1 per cento, seguito da BA.2, con una prevalenza del 9,2 per cento, in aumento dal 6,4 per cento. L’elenco delle sottovarianti di Omicron è in  continua evoluzione.  Attualmente le sottovarianti di Omicron sotto monitoraggio sono sei, ma ce ne sono in circolazione più di 500 che sono in sostanza i sottotipi dei sottitipi. La più trasmissibile è BA5 che ha un vantaggio di crescita notevole rispetto a BA.1, BA.2 e BA.4, ma non sembrerebbe provocare una malattia più grave rispetto agli altri sottolignaggi. Non è ancora del tutto chiaro quale sia il rischio di reinfezione con BA.5 per chi ha avuto un’infezione causata da altre sottovarianti. Alcuni studi hanno osservato una protezione contro l'infezione a seguito di una precedente infezione da BA.1 o BA.2. Uno studio recente ha mostrato invece un aumento del rischio di reinfezione a seguito di una precedente infezione con qualsiasi sottolignaggio di Omicron. 

 

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Il 40% dei tumori si può prevenire con stili di vita corretto

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 10:57
La Campagna

Occuparsi del benessere della donna a tutte le età; sviluppare progetti di prevenzione e di educazione alla salute perché corretti stili di vita possono prevenire il 40% dei tumori; favorire, quando è possibile, la diagnosi precoce delle neoplasie; illustrare le più recenti innovazioni terapeutiche che stanno rivoluzionando la lotta al cancro nei Paesi occidentali.

Sono questi gli obiettivi del primo tour nazionale di informazione organizzato da Loto Onlus, Associazione di pazienti che si occupano del tumore all’ovaio e più in generale di tumori ginecologici, e Fidapa BPW Italy, Federazione che riunisce le donne professioniste.

La campagna partirà entro novembre 2022 e durerà un anno, coinvolgendo le principali città della penisola, attraverso conferenze, webinar, incontri, dibattiti con medici e volontari dell’Associazione e ci saranno confronti con le socie Fidapa sulla lotta al cancro.

«È per noi motivo di grande orgoglio poter avviare questo progetto – assicura Sandra Balboni, presidente dell’Associazione Loto - perché solo la corretta informazione può permettere alle donne di vivere in salute. Due anni di pandemia – prosegue - ci hanno confermato la necessità di adottare corretti stili di vita e di tutelare ai massimi livelli la salute di noi donne e dei nostri familiari. Ormai tutti gli studi scientifici hanno confermato che la prevenzione rimane l’arma vincente e seguire corretti stili di vita può permettere di evitare il cancro. Non svolgere alcuna attività fisica, fumare, abbandonare la dieta mediterranea, consumare in modo eccessivo alcool, sono scorretti stili di vita che possono favorire l’insorgenza di tumori. In particolare, preoccupa il fumo di sigaretta che in questi anni ha registrato un forte incremento fra le donne, comportando una crescita significativa di tumori del polmone, ma anche della vescica e del seno che sono direttamente legati al tabagismo».

Questi incontri di informazione e formazione con un team di esperti del Comitato scientifico Loto, serviranno anche per un confronto su alcune credenze ancora troppo diffuse secondo le quali, per esempio, tumore significa male incurabile. Oggi non è più così: il 65% delle donne riesce a superare il cancro nelle sue diverse forme, una percentuale in costante ascesa rispetto a pochi anni fa.

«Siamo particolarmente felici di questa collaborazione» dice Fiammetta Perrone, presidente nazionale Fidapa BPW Italy. «È forte – prosegue - l’esigenza in tutte noi per una maggiore consapevolezza e attenzione verso la prevenzione, la diagnosi precoce e la cura di queste neoplasie. Molte delle nostre affiliate hanno dovuto affrontare malattie gravi come il tumore, alcune sono riuscite a superarlo ed è importante ora un ritorno alla vita».

 

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Tre le startup vincitrici dei G-Gravity Award

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 10:51
Il Premio

Hale, Katakem e MedLea: sono le tre sturt-up a cui è stato conferito il “G-Gravity Award” dell'hub phygital di innovazione e Centro di competenza dedicato all’Healthcare. Il riconoscimento è stato assegnato nel corso di One Future, l’ultimo appuntamento di Program.One, il ciclo di conferenze dedicato all’approccio One Health.

Hale, la community di persone con dolore pelvico cronico nata per proporre soluzioni concrete a questo problema, ha ricevuto il premio nella categoria “Women’s health”. Katakem, creatrice del primo reattore chimico batch completamente autonomo, ha, invece, ottenuto il riconoscimento “Medtech & tech solutions. Infine, MedLea con la sua piattaforma per l’analisi cardiorespiratoria si è aggiudicata l’award nell’ambito “Digital Health & Diagnostics”.

Le tre vincitrici beneficeranno di un accordo valido dodici mesi, con la possibilità di essere integrate nella Community dell’hub per un percorso di supporto che comprenderà attività di mentorship, accesso al network e una membership presso G-Gravity.

«L’istituzione di questo premio conferma – sostiene – Roberta Gilardi, Ceo di G-Gravity - il nostro supporto alle nuove realtà protagoniste del progresso tecnologico nel campo della salute».

 

 

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Mortalità materna, troppe differenze in Europa⎜Covid, vaccini proteggono da reinfezioni

HealthDesk - Gio, 11/24/2022 - 05:45


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Udito a rischio per miliardo di giovani

HealthDesk - Mer, 11/23/2022 - 05:45

Altre notizie Farmacie solidali: rinnovato protocollo d’intesa Banco Farmaceutico - Egualia - FOFI Dati sanitari per costruire la sanità del futuro


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Udito a rischio per miliardo di giovani

HealthDesk - Mar, 11/22/2022 - 22:44

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Farmacie solidali: rinnovato protocollo d’intesa Banco Farmaceutico - Egualia - FOFI

HealthDesk - Mar, 11/22/2022 - 16:24
Povertà

È stato  rinnovato per il 2023 il protocollo d’intesa tra Fondazione Banco Farmaceutico, Egualia e FOFI - Federazione degli Ordini dei Farmacisti a supporto del progetto della "Rete dei presidi farmaceutici solidali" avviato nel 2021 per favorire la cura delle persone che vivono in stato di povertà attraverso un sostegno alle realtà che già offrono loro medicine e terapie gratuite.

L’obiettivo principale del protocollo è implementare e sostenere la creazione di una Rete dei Presidi Farmaceutici Solidali (PFS) per la cura delle malattie delle povertà e delle migrazioni, da realizzare tramite partner già attivi nel territorio nazionale nel campo del volontariato e della solidarietà sociale.

Nei Presidi Farmaceutici Solidali opereranno farmacisti volontari responsabili delle attività di verifica, conservazione, stoccaggio, distribuzione e dispensazione dei farmaci donati, e distribuiti da Banco Farmaceutico, che saranno stoccati in un armadio farmaceutico dedicato e il cui flusso in-out sarà registrato con sistemi informatizzati per il monitoraggio di tutte le operazioni. Le aziende farmaceutiche associate a Egualia doneranno prodotti medicinali sottratti appositamente dal circuito commerciale, con l’obiettivo di coprire interamente il fabbisogno annuale delle realtà benefiche coinvolte.

Grazie al rinnovo della partnership saliranno da 2 a 11 gli enti convenzionati con Banco farmaceutico che nel corso dei prossimi dodici mesi beneficeranno dell’iniziativa. Si tratta di enti assistenziali dislocati da Nord a Sud Italia (Milano, Torino, Cuneo, Verona, Roma, Bari, Catania, Agrigento).

Nel giugno 2021-giugno 2022, i due partner dell’iniziativa - l’Opera San Francesco per i poveri (OSF) di Milano e la Comunità di Sant’Egidio di Roma - hanno beneficiato di 39.538 confezioni farmaceutiche donate da Banco Farmaceutico, (di cui 7.672 farmaci e 31.866 DPI, integratori e presidi), grazie a 31 aziende – di cui 6 associate ad Egualia (ABC Farmaceutici, Aurobindo Pharma, DOC Generici, Mylan Italia, Teva Italia, Zeta Farmaceutici) - che hanno donato prodotti farmaceutici e 3 progetti attraverso i quali Banco Farmaceutico è riuscito ad acquistare farmaci e DPI. L’attività di assistenza farmaceutica ha coinvolto complessivamente 7.472 persone.

«Per il quarto anno consecutivo le aziende di Egualia hanno scelto di impegnarsi nell’attività di solidarietà, integrazione e assistenza alle fasce più deboli della popolazione nei diversi territori», dice il presidente di Egualia, Enrique Häusermann. «I dati dell’Osservatorio sulla povertà sanitaria del Banco farmaceutico ci dicono che lo scorso anno in Italia almeno 600mila persone povere non hanno potuto acquistare i medicinali di cui avevano bisogno perché - nonostante il forte universalismo del Servizio Sanitario Nazionale, il 42,2% della spesa farmaceutica resta a carico delle famiglie. Dopo due anni di pandemia stiamo vivendo una nuova emergenza globale che sta già determinando un ampliamento delle aree di sofferenza cui non possiamo non dare una risposta concreta».

«Anche quest’anno FOFI è parte attiva della ‘Rete dei presidi farmaceutici solidali’ per dare un aiuto concreto alle persone indigenti che rinunciano a curarsi per far fronte alle spese più urgenti, oggi aggravate dall’aumento del costo della vita», dice il presidente FOFI, Andrea Mandelli. «Questo progetto esprime in maniera concreta il valore sociale dell’impegno che i farmacisti svolgono quotidianamente in favore delle comunità in cui operano. La nostra categoria è naturalmente vocata all’assistenza di chi si trova in stato di necessità e conferma una grandissima sensibilità e partecipazione alle iniziative di solidarietà volte a contrastare le disuguaglianze di salute».

«La situazione economica e storica desta molta preoccupazioni; pensiamo, in particolare, a tante persone fragili che saranno spinte in una condizione di ulteriore marginalità e a tante famiglie lambite per la prima volta dalla povertà. Ci consola, però, poter trovare nel nostro cammino di sostegno a chi è indigente persone, aziende e istituzioni che ci permettono di fare il nostro lavoro e che, come nel caso della Rete dei Presidi Farmaceutici Solidali (PFS), rappresentano anche un importante segnale di umanità e speranza», conclude Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus. 

Categorie: Medicina integrata

Dati sanitari per costruire la sanità del futuro

HealthDesk - Mar, 11/22/2022 - 16:13
Il libro bianco

Possono orientare le politiche per la salute, indirizzare gli investimenti in ricerca, sviluppo e influenzare la vita dei singoli individui e dell’intera popolazione, oltre che generare un importante ritorno economico. I big data saranno uno dei capisaldi della sanità del futuro. A essi è dedicato il libro bianco “I dati. Il futuro della sanità. Strumenti per una reale innovazione”, realizzato da Fondazione Roche in collaborazione con Edra SpA. 
Il volume raccoglie i contributi di 39 esperti e ricercatori con l’obiettivo di analizzare i problemi e le potenzialità dei dati a fini di ricerca e di ottimizzazione dei servizi, a vantaggio dei cittadini, del Servizio Sanitario Nazionale e delle imprese. 
«I dati in sanità rappresentano una potente arma per colmare le differenze tra le Regioni e garantire eque opportunità di cura ai cittadini  e la digitalizzazione deve quindi essere un tema di primo piano quando si ragiona in termini di programmazione degli interventi sociosanitari», ha affermato la presidente di Fondazione Roche  Mariapia Garavaglia. 

Dal volume, curato da Francesco Frattini e Fausto Massimino, rispettivamente segretario generale e direttore generale di Fondazione Roche, emerge la necessità di coniugare privacy, etica e ricerca medico-scientifica e come grazie ai dati si possa migliorare in maniera significativa la qualità della vita delle persone, in virtù di decisioni politiche in grado di conciliare diritti individuali e innovazione.
«I prossimi mesi vedranno grandi cambiamenti e possibili investimenti verso il Sistema Paese, e la Fondazione Roche con questa pubblicazione ha voluto dare un contributo con l’intento di aprire un dibattito sull’impronta dei dati in sanità e su come la digitalizzazione sanitaria possa realmente immettere valore nel Sistema Salute, garantendo equità, uguaglianza e universalismo, perché le soluzioni digitali rappresentano una delle chiavi per raggiungere nuovi equilibri», ha concluso Garavaglia.

 

Categorie: Medicina integrata

Disabilità e tecnologia: “Abitiamo nuovi spazi di libertà”, il progetto dei Centri clinici NEMO e Biogen per una casa intelligente, inclusiva e sicura

HealthDesk - Mar, 11/22/2022 - 12:58
Il progetto

Una casa “intelligente” può favorire l’indipendenza e l’autonomia delle persone che vivono gravi disabilità, come quelle causate da malattie neuromuscolari e neurodegenerative. Eppure, le tecnologie che potrebbero migliorare la qualità di vita dei pazienti sono poco conosciute. È quanto emerge dall’indagine pilota qualitativa, condotta dal team multidisciplinare di NeMO Lab e del Centro Clinico NeMO su un campione di 46 intervistati adulti, di cui 23 persone con Atrofia Muscolare Spinale (SMA), Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), Distrofie Muscolari e 23 rispettivi caregiver: 7 intervistati su 10 non sono a conoscenza che alcune di queste soluzioni sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale, a fronte di una grande fiducia nelle tecnologie di controllo ambientale e del desiderio di utilizzarle di più. Un bisogno da cui nasce il progetto “Abitiamo nuovi spazi di libertà”, presentato oggi a Roma, promosso da Biogen e dai Centri Clinici NeMO, in collaborazione NeMO Lab e con il Patrocinio di AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), Famiglie SMA (Associazione Genitori per la Ricerca sull’Atrofia Muscolare Spinale) e UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). 

Al centro del progetto c’è la pubblicazione del Forward Paper, che raccoglie le voci di esperti del mondo clinico, accademico, insieme a quelle della comunità delle persone con malattie neuromuscolari, delle istituzioni e dell’industria. 

«Chi vive una patologia neuromuscolare fa i conti ogni giorno con il limite fisico e con la necessità di essere supportato anche nei più piccoli gesti quotidiani. In questo senso, la tecnologia rappresenta uno strumento fondamentale al servizio della ricerca del percorso di autonomia personale e del desiderio di vivere una vita piena, a prescindere dalla malattia La convenzione ONU per le persone con disabilità del 2006 sottolinea quanto sia l'ambiente in cui si vive a determinare la disabilità. Ecco perché dobbiamo continuare a lavorare per creare le condizioni che modifichino gli ambienti di vita, per costruire una nuova immagine di società, nella quale le specificità di ciascuno diventino valore per tutti», afferma Alberto Fontana, presidente dei Centri Clinici NeMO. 

L’indagine qualitativa con il gruppo pilota ha indagato non solo il bisogno, ma anche la consapevolezza sulle possibilità offerte dalle tecnologie e la conoscenza, per certi versi ancora scarsa, delle opportunità previste dal Servizio Sanitario Nazionale. 

Ed il tema di fondo è quello di una tecnologia che sia alleata, capace di incontrare le specificità dei bisogni di ciascuno, legati alla complessità di patologie neurodegenerative che coinvolgono una molteplicità di aspetti funzionali - motorio, respiratorio, della comunicazione e della nutrizione - ed in ogni fase della vita. La sfida è quella di pensare a soluzioni progettuali e tecnologiche, che supportino anche i più piccoli gesti ed azioni e che siano capaci di semplificare l’esperienza quotidiana vissuta nel proprio ambiente di vita.

Un’iniziativa che vedrà la partecipazione anche dell’On. Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, e di alcuni rappresentanti istituzionali. 

Le Istituzioni presenti hanno raccolto le raccomandazioni espresse nel Forward Paper e si sono impegnate ad agire nelle sedi competenti per favorire l’implementazione e la semplificazione dell’accesso alle tecnologie e ai sistemi di controllo ambientale. Una tecnologia, dunque, alleata per la realizzazione del progetto di vita indipendente della persona, cardine della recente Legge Quadro sulla Disabilità.

Categorie: Medicina integrata

Alimentazione e prevenzione dei tumori:  nasce il Progetto Umberto di Fondazione Veronesi e IRCCS Neuromed  

HealthDesk - Mar, 11/22/2022 - 12:45
Il progetto

Alimentazione sana, attività fisica, peso forma.  Sono i tre pilastri della prevenzione dei tumori capaci di ridurre fino al 30 per cento il rischio di ammalarsi. Per approfondire in particolare il ruolo della dieta nell’allontanare la probabilità di sviluppare un tumore la Fondazione Umberto Veronesi e IRCCS Neuromed di Pozzilli hanno sviluppato il Progetto UMBERTO (Verso Una rinnovata epideMiologia nutrizionale e Biologica pEr la salvaguaRdia della saluTe e la prevenziOne dei tumori). Il progetto si avvale di una piattaforma informatica, una biobanca e una banca dati per approfondire il rapporto tra alimentazione e tumori, con un focus particolare sulla dieta mediterranea, modello alimentare indiscusso di alimentazione sana ed equilibrata.

«Il progetto Umberto permetterà di osservare la dieta mediterranea da nuove angolazioni attraverso approcci integrati di epidemiologia. L’obiettivo è capire come alcune caratteristiche degli alimenti possano influenzare il nostro rischio a lungo termine di sviluppare un tumore, in particolare al seno, colon retto e prostata», ha spiegato Maria Benedetta Donati, direttore del Neuromed BioBanking Center di Pozzilli.

Il progetto UMBERTO verrà realizzato presso il Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed, diretto da Licia Iacoviello, con un impegno della durata di cinque anni e un investimento di 1.030.000 di euro da parte della Fondazione Umberto Veronesi, e sarà coordinato da Marialaura Bonaccio.

«Verranno anche studiati i determinanti biologici collegati alle abitudini alimentari che possono influenzare il rischio di sviluppare tumori e altre malattie, nello specifico: infiammazione, attivazione dell’emostasi mediata dall’infiammazione e metabolismo dell’insulina», aggiunge Licia Iacoviello, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione di Neuromed e Professore di Igiene e Salute Pubblica all’Università dell’Insubria, Varese-Como.  

I tumori restano una delle malattie più diffuse e la seconda causa di morte in Italia, con circa 180mila vittime stimate per l’anno 2021 e 377mila nuove diagnosi. Si calcola che circa un quarto di queste ultime sarebbe prevenibile e che la giusta combinazione fra alimentazione sana, peso forma e attività fisica possa ridurre fino al 30 per cento il rischio di ammalarsi di tumore.  

«In Occidente un quarto dei decessi è dovuto a malattie tumorali. È uno scenario preoccupante, che richiede di investire risorse non solo per migliorare terapie e diagnosi, ma per prevenirne l’insorgenza. È urgente studiare e valorizzare il ruolo degli stili di vita nella prevenzione di queste patologie, soprattutto per quanto riguarda le abitudini alimentari»,  ha dichiarato Chiara Tonelli, presidente del Comitato Scientifico di Fondazione e Professoressa di Genetica presso l’Università degli Studi di Milano.  

Categorie: Medicina integrata

Tumore al seno, Ok Aifa a tucatinib

HealthDesk - Mar, 11/22/2022 - 12:34
Farmaci

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di una nuova terapia mirata, tucatinib, in combinazione con l’anticorpo monoclonale (trastuzumab) e chemioterapia (capecitabina) per le pazienti con tumore del seno metastatico che sovraesprimono la proteina HER2 (HER2+). 

«Nel nostro Paese oltre 40 mila donne vivono con una diagnosi di carcinoma mammario metastatico. Nella maggior parte dei casi il carcinoma mammario metastatico non è suscettibile di guarigione ma è una malattia che può essere tenuta sotto controllo per lunghi periodi», ha illustrato Lucia Del Mastro, Professore ordinario e Direttore Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova nel corso di una una conferenza stampa di presentazione del farmaco, tenutasi oggi a Milano.

«Il 15-20% dei casi di carcinoma della mammella presenta iperespressione della proteina HER2, il recettore 2 per il fattore di crescita epidermico umano», spiega Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli. «Storicamente, questo tipo di neoplasia tende a ripresentarsi e ad essere più aggressivo. Inoltre, fino al 50% delle pazienti HER2 positive sviluppa metastasi cerebrali. Tucatinib, inibitore tirosin chinasico di nuova generazione, è in grado di bloccare la replicazione delle cellule tumorali in modo molto efficace. Tucatinib ha permesso di ridurre il rischio di morte del 34% in tutta la popolazione studiata e, addirittura, del 52% nelle pazienti con metastasi cerebrali».

Lo studio HER2CLIMB, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha valutato l’aggiunta di tucatinib a trastuzumab e alla chemioterapia in 612 pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2 positivo con e senza metastasi cerebrali, precedentemente trattati. “HER2CLIMB è la prima sperimentazione clinica prospettica ad aver arruolato, con un’analisi prepianificata, il 48% di pazienti con metastasi cerebrali, tra cui quelle attive, le più difficili da curare», sottolinea Giuseppe Curigliano, Professore di Oncologia Medica all’Università di Milano e Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. «Questo inibitore delle tirosin chinasi è sufficientemente piccolo da attraversare la barriera ematoencefalica e raggiungere il cervello, bloccando direttamente lo stimolo di proliferazione della proteina HER2. A 24 mesi, tucatinib ha dimostrato una sopravvivenza globale quasi raddoppiata nelle pazienti con metastasi cerebrali (48,5%) rispetto al braccio di confronto (25,1%)».

Categorie: Medicina integrata

Udito a rischio per miliardo di giovani. Colpa della musica alta ma non solo

HealthDesk - Mar, 11/22/2022 - 11:13
Lo studio  pexels-karolina-grabowska-4968501.jpg Immagine: by Karolina Grabowska via pexels.com Chi vive in città già convive con un rumore di fondo poco salutare. Se in più si spara nelle orecchiLa musica sparata nelle orecchie a 105 decibel fa male a tutti. Ma diventa ancora più dannosa per chi vive in zone con elevato inquinamento acustico. Uno studio sul Bmj Global Health stima che più un miliardo di adolescenti e giovani adulti siano a rischio di perdere l’udito

Sì, è vero, la musica a tutto volume sparata direttamente nelle orecchie fa male all’udito, così come il bombardamento di suoni lanciato dalle casse delle discoteche. Ma se, come suggerisce uno studio pubblicato sul British Medical Journal Global Health, più di un miliardo di giovani nel mondo rischia di compromettere le capacità uditive, una parte della colpa è anche del rumore di fondo a cui chi vive in città è esposto quotidianamente. Perché la quota di decibel  extra consentita per uno stordimento senza danni dipende anche dal livello di partenza. Per esempio per chi è esposto a un rumore di 80 decibel (la soglia di sicurezza massima) per 8 ore al giorno (chiunque viva o lavori accanto a una strada trafficata) può permettersi di godersi i suoi brani preferiti a 92 decibel per 2 ore e mezza al giorno, oppure a 98 decibel per 38 minuti, o a 101 decibel per 19 minuti. Se va oltre, danneggia l’udito. Il problema è che la maggior parte degli adolescenti o dei giovani adulti pompa il volume delle cuffiette fino a 105 decibel, mentre la musica delle discoteche va dai 104 ai 112 decibel. In questi casi si rischia di di andare incontro a un deficit dell’udito anche se l’esposizione avviene per brevi periodi di tempo. 

I ricercatori hanno raccolto i risultati di 33 studi condotti in Inghilterra, Francia, Spagna e Russia che hanno coinvolto in tutto 19mila partecipanti tra i 12 e i 34 anni di età che hanno indicato il livello di volume abituale dei dispositivi di ascolto e il tempo di utilizzo. In base alle risposte del campione, gli scienziati hanno calcolato quanti altri individui di quella fascia di età e con le stesse caratteristiche nel mondo potessero avere le stesse abitudini. 

Dall’analisi dei dati è emerso che la prevalenza di pratiche di ascolto non sicure tra gli adolescenti e i giovani adulti dovute all’uso di cuffie e auricolari o alla frequentazione di locali dove si mette musica ad alto volume è rispettivamente del 24 per cento e del 48 per cento. Da qui, sulla base dei dati della popolazione mondiale, deriva che il numero globale di giovani potenzialmente a rischio di perdita dell'udito varia da 0,67 a 1,35 miliardi.

I ricercatori riconoscono alcuni limiti ai loro risultati, tra cui il disegno non omogeneo dei vari studi e l'assenza di una metodologia standardizzata.

Le loro stime, inoltre, per loro stessa ammissione, non tengono conto di alcuni fattori potenzialmente influenti, come i dettagli demografici (e quindi anche l’esposizione all’inquinamento acustico dei partecipanti)  e le recenti modifiche alle normative sull'ascolto sicuro adottate in alcuni Paesi per limitare i danni dell’eccessiva esposizione ai suoni. Tuttavia, a loro avviso, esiste un reale pericolo di salute pubblica che deve essere affrontato urgentemente. «Si avverte la necessità che  i governi, le industrie e la società civile diano urgentemente la priorità alla prevenzione globale della perdita dell'udito promuovendo pratiche di ascolto sicure», concludono i ricercatori. 

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Le cellule tumorali morenti suonano l&#039;allarme per le vicine⎜ Stop alle pubblicità del latte artificiale sui social media

HealthDesk - Mar, 11/22/2022 - 05:45

Altre notizie Farmacie solidali: rinnovato protocollo d’intesa Banco Farmaceutico - Egualia - FOFI Dati sanitari per costruire la sanità del futuro


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Le cellule tumorali morenti suonano l'allarme per le vicine⎜ Stop alle pubblicità del latte artificiale sui social media

HealthDesk - Lun, 11/21/2022 - 21:35

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