HealthDesk

Abbonamento a feed HealthDesk
Aggiornato: 8 ore 55 min fa

La contraccezione senza ormoni⎜Geneticamente magri

Lun, 12/05/2022 - 05:45

 

Bye bye pillola. La contraccezione del futuro potrebbe essere senza ormoni Ricercatori svedesi hanno messo a punto un materiale naturale che rafforza la barriera della mucosa cervicale bloccando l’ingresso degli spermatozoi nell’utero. Potrebbe trattarsi di una valida alternativa alla pillola, che esclude gli effetti collaterali degli ormoni Leggi tutto Scoperta una nuova variante genetica della magrezza. Ma non basta ad assicurare un peso forma La nuova variante genetica che influisce sul peso appena scoperta non mette al riparo dal rischio di ingrassare. Può predisporre alla magrezza ma non basta ad assicurare un peso forma per tutta la vita. Hanno un ruolo importante l’alimentazione, lo stile di vita e gli altri fattori genetici Leggi tutto Altre notizie Malattie rare, ricostituito l’Intergruppo parlamentare Tumori in aumento, ma la scienza fa grandi progressi Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto istitutivo dell’Ordine dei Fisioterapisti Tumore del fegato: identificata la firma molecolare che predice la sensibilità ai farmaci immunoterapici Tumore dell’endometrio, verso indicazioni più ampie per l’immunoterapia con dostarlimab Mielofibrosi, comincia percorso verso l’approvazione di momelotinib


Testata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014

© Mad Owl srl 2022
via Graziano, 32  00165 Roma (RM) ,  P.IVA 12244171000

Categorie: Medicina integrata

La contraccezione senza ormoni⎜Geneticamente magri

Dom, 12/04/2022 - 20:46

 

Bye bye pillola. La contraccezione del futuro potrebbe essere senza ormoni Ricercatori svedesi hanno messo a punto un materiale naturale che rafforza la barriera della mucosa cervicale bloccando l’ingresso degli spermatozoi nell’utero. Potrebbe trattarsi di una valida alternativa alla pillola, che esclude gli effetti collaterali degli ormoni Leggi tutto Scoperta una nuova variante genetica della magrezza. Ma non basta ad assicurare un peso forma La nuova variante genetica che influisce sul peso appena scoperta non mette al riparo dal rischio di ingrassare. Può predisporre alla magrezza ma non basta ad assicurare un peso forma per tutta la vita. Hanno un ruolo importante l’alimentazione, lo stile di vita e gli altri fattori genetici Leggi tutto Altre notizie Malattie rare, ricostituito l’Intergruppo parlamentare Tumori in aumento, ma la scienza fa grandi progressi Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto istitutivo dell’Ordine dei Fisioterapisti Tumore del fegato: identificata la firma molecolare che predice la sensibilità ai farmaci immunoterapici Tumore dell’endometrio, verso indicazioni più ampie per l’immunoterapia con dostarlimab Mielofibrosi, comincia percorso verso l’approvazione di momelotinib


Testata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014

© Mad Owl srl 2022
via Graziano, 32  00165 Roma (RM) ,  P.IVA 12244171000

Categorie: Medicina integrata

Bye bye pillola. La contraccezione del futuro potrebbe essere senza ormoni

Dom, 12/04/2022 - 13:37
Innovazione Woman_taking_Hemp_CBD_Pills.jpg Immagine: elsaolofsson, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons I test su animali e in laboratorio dimostrano un livello di efficacia del 98%. La pillola va al 91 aRicercatori svedesi hanno messo a punto un materiale naturale che rafforza la barriera della mucosa cervicale bloccando l’ingresso degli spermatozoi nell’utero. Potrebbe trattarsi di una valida alternativa alla pillola, che esclude gli effetti collaterali degli ormoni

Prevenire le gravidanze indesiderate senza ricorrere agli ormoni. Eliminando gli effetti avversi dell’anticoncezionale femminile per eccellenza, la pillola. È quanto promette il nuovo contraccettivo messo a punto da un gruppo di ricercatori svedesi: un gel composto da ingredienti naturali che rafforza le barriere del muco cervicale impedendo agli spermatozoi di raggiungere l’ovulo e fecondarlo. Il nuovo materiale realizzato nel KTH, Royal Institute of Technology e descritto su Science Translational Medicine, potrebbe rappresentare la prima valida ed efficace alternativa non ormonale alla prevenzione della gravidanza. 

Il gel è stato testato con successo sugli animali (pecore): nelle femmine in fase ovulatoria trattate con il gel il numero degli spermatozoi nell’utero era del 98 per cento inferiore a quello del gruppo di controllo che non aveva usato il gel. Per avere un’idea del livello di protezione di cui si parla, la pillola anticoncezionale viene considerata efficace al 91-99 per cento. 

I ricercatori, in sostanza, hanno potenziato la naturale capacità di respingimento della muscosa cervicale verso qualunque agente estraneo. La mucosa cervicale infatti ha la capacità di isolare la vagina, una zona del corpo ricca di batteri, dall’utero e dal tratto riproduttivo superiore. In fase di ovulazione la barriera mucosa diventa più selettiva nei confronti di agenti esterni, ma più permissiva verso gli spermatozoi, consentendogli di aprirsi un varco.

I ricercatori hanno modificato la struttura del muco naturale creando un reticolo composto dalle mucine, le proteine ​​che conferiscono al muco la sua proprietà lubrificante, combinate al chitosano, una sostanza naturale fibrosa comunemente usata in materiali medici come idrogel, reti e suture. Questo composto ispessisce temporaneamente il muco cervicale in modo che lo sperma abbia maggiori difficoltà a passare.

Nei test di laboratorio con muco cervicale umano e sperma, il gel ha raggiunto un livello di protezione equivalente a quello osservato negli animali. Il nuovo prodotto ha un meccanismo di azione rapido riuscendo a rafforzare la barriera del muco in pochissimo tempo: dopo un minuto dall’applicazione si riduce notevolmente la quantità di spermatozoi che  penetrano la barriera e dopo cinque minuti il muro diventa impenetrabile. 

«Questo nuovo meccanismo d'azione ha il potenziale per essere molto efficace, poiché rafforza una barriera che già esiste nel tratto riproduttivo delle donne. Gel vaginali come questo possono essere applicati in pochi secondi. Immaginiamo che un prodotto come questo possa essere utilizzabile da pochi secondi a poche ore prima del rapporto sessuale. L'effetto potrebbe durare per ore, ma poi diminuire nel tempo man mano che la barriera mucosa naturale torna a prendere il sopravvento», spiegano i ricercatori.

Categorie: Medicina integrata

Malattie rare, ricostituito l’Intergruppo parlamentare

Sab, 12/03/2022 - 11:42
L'annuncio

È stato ricostituito l’Intergruppo parlamentare per le malattie rare. L’annuncio è stato dato nei giorni scorsi da Maria Elena Boschi, intervenuta nel corso del primo incontro pubblico organizzato dall’Osservatorio malattie rare in collaborazione con le associazioni dell’Alleanza malattie rare, in occasione dell’Orphan Drug Day. «Già la prossima settimana – ha annunciato Boschi - avremo un primo incontro. È vero che i tempi della Legge di Bilancio sono stretti, ma è giusto proporre iniziative ed emendamenti da subito perché non c’è tempo da perdere. In questo nuovo Intergruppo saranno coinvolti anche deputati e senatori della precedente legislatura che si sono impegnati in questo ambito, perché è giusto non perdere competenze ed energie».

La ricostituzione dell'Intergruppo parlamentare «è una grande notizia» ha commentato Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttrice dell’Osservatorio malattie rare. L’intenzione di intervenire immediatamente per l'implementazione del Testo unico malattie rare e della legge sullo screening neonatale allargato «è assolutamente in linea – ha aggiunto - con quello che viene chiesto dalle Associazioni di pazienti e anche dal mondo clinico. Osservatorio malattie rare e Alleanza malattie rare, che oggi riunisce oltre 340 Associazioni, sono da subito a disposizione per lavorare insieme all'Intergruppo».

«Negli ultimi anni per i malati rari sono state fatte norme importanti – è intervenuto Francesco Macchia, vicepresidente di Omar - segno di una aumentata sensibilità sul tema, ma come spesso accade in Italia sono poi mancati i decreti attuativi e i regolamenti necessari per trasferire quanto stabilito dal legislatore in realtà concreta. Occorreva riavviare subito il dialogo con il nuovo Governo e i nuovi parlamentari. Proprio a questo abbiamo scelto di dedicare la formula tradizionale dell’Orphan Drug Day».

 

Categorie: Medicina integrata

Tumori in aumento, ma la scienza fa grandi progressi

Sab, 12/03/2022 - 11:40
Onconnection

Se da un lato il tumore ha accelerato la sua corsa arrivando a contare quasi 4 milioni di persone, circa il doppio rispetto a 25 anni fa, dall’altro lato l’innovazione scientifica ha fatto importanti passi avanti.

Intorno a questi temi si è sviluppata la quarta tappa di “ONCOnnection - Stati generali dell’Oncologia - Centro: Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo” (a Roma l’1 e il 2 dicembre), interamente dedicati alle novità che ruotano attorno all’oncologia in queste Regioni e che fanno parte del percorso “ONCOnnection” realizzato negli ultimi due anni su iniziativa di Motore Sanità.

«Abbiamo a che fare con una popolazione oncologica che è diversa da quella di trenta anni fa - sottolinea Gianni Amunni, coordinatore della Rete oncologica toscana perché la maggior parte sono anziani e con comorbidità. Più del 35% di questi pazienti – precisa - sono in terapia orale. Un dato buono, se pensiamo al risvolto positivo in termini di qualità di vita. Ma i successi in oncologia non finiscono qui». Tuttavia, aggiunge Amunni, «oggi il 40% dei tumori sarebbero evitabili con corretti comportamenti individuali e collettivi. Se riuscissimo a ridurre anche solo del 10% questo dato sarebbe già un successo in termini di vita. Nell’ambito della prevenzione secondaria gli screening riducono l’incidenza di mortalità del 10-15%».

«Le terapie a bersaglio molecolare hanno cambiato radicalmente il paradigma diagnostico terapeutico di molte neoplasie – interviene Gabriella Fontanini, direttrice della Scuola di specializzazione di Anatomia patologica all'Università di Pisa - e più di recente l’avvento dell’immunoterapia ha reso necessaria l’identificazione di alterazioni molecolari che accomunano trasversalmente più tipi di tumore rendendo più complesse le analisi molecolari all’interno dei laboratori di Anatomia patologica». Tuttavia, prosegue Fontanini, la sostenibilità economica di test molecolari «ha reso necessaria la costituzione di organismi di governance clinica che, includendo tutte le professionalità coinvolte nella gestione di un paziente oncologico, siano in grado di valutare la possibilità di trattamenti personalizzati per quel specifico paziente. Questo è il ruolo del Molecular tumor board che varie Regioni italiane hanno istituito e che per alcune è già funzionante essendo sostenuto da una rete oncologica regionale che facilita l’accesso dei casi clinici da valutare».

Categorie: Medicina integrata

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto istitutivo dell’Ordine dei Fisioterapisti

Sab, 12/03/2022 - 10:57
Il decreto

È ufficiale. L’Ordine professionale dei Fisioterapisti è una realtà. È stato pubblicato in Gazzetta Gazzetta Ufficiale il Decreto n. 183 firmato dal Ministro Roberto Speranza  che segna l’effettiva istituzione dell’Ordine professionale dei Fisioterapisti e della relativa Federazione degli Ordini. 

«I settantamila fisioterapisti italiani finalmente avranno un ordine in cui riconoscersi, confrontarsi e trovare nuovi spunti e stimoli per rendere la professione sempre più determinante e con un chiaro valore aggiunto per il sistema salute», ha dichiarato  Piero Ferrante, primo presidente della nuova Federazione alla luce della pubblicazione del “Regolamento recante istituzione degli Ordini territoriali della professione sanitaria di fisioterapista e della Federazione nazionale degli Ordini della professione sanitaria di fisioterapista”.

«Oggi, ha sottolineato il Ferrante, il fisioterapista è una professione attrattiva per costante della domanda di partecipazione ai test di accesso all’università ed indispensabile alla costruzione della nuova idea di salute e riorganizzazione del servizio sanitario nazionale. La prossima piena operatività della struttura ordinistica nazionale e territoriale consentirà di mettere a frutto tutta la capacità, l’impegno, la passione dei fisioterapisti nel sistema salute, nel rapporto che lega il professionista ai pazienti, nella crescita professionale e culturale della professione», conclude Ferrante.

Categorie: Medicina integrata

Tumore del fegato: identificata la firma molecolare che predice la sensibilità ai farmaci immunoterapici

Sab, 12/03/2022 - 10:51
Ricerca

Offrire la terapia giusta al paziente giusto. L’obiettivo della medicina personalizzata viene raggiunto nel caso del tumore del fegato grazie a due nuovi studi firmati da ricercatori clinici dell’Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS di Milano che identificano per la prima volta quali pazienti possono essere sottoposti all’immunoterapia neo-adiuvante (cioè preoperatoria) con alta probabilità di successo.  

Nello studio pubblicato su Gastroenterology è stata utilizzata una biopsia prognostica, in grado cioè di prevedere l’efficacia dei farmaci che potrebbero venire somministrati. «Abbiamo voluto però anche indagare la possibilità di utilizzare la biopsia liquida, estraendo cioè i frammenti di materiale genetico tumorale da un semplice prelievo di sangue e questo è stato oggetto dell’altro nostro studio, pubblicato su Gut. I dati ci hanno dimostrato che anche con questo metodo è possibile identificare il 90 per cento dei tumori epatici sensibili ai trattamenti con immunoterapici, con innegabili vantaggi anche per il paziente che viene sottoposto solo a un prelievo di sangue», spiega Vincenzo Mazzaferro, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Epato-Gastro-Pancreatica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e professore di chirurgia all’Università di Milano (UniMi). 

 I farmaci immunoterapici anti-PD1 sono entrati ormai da anni nella pratica clinica per il trattamento del melanoma, del tumore polmonare e di altri tumori solidi, ma nel caso del fegato hanno una efficacia variabile e poco prevedibile.

«La terapia potenzia le capacità immunitarie dell’organismo e fa sì che sul sito tumorale converga un numero importante di cellule immunocompetenti, capaci di riconoscere e distruggere le cellule oncogene. Sappiamo però che solo il 20 per cento dei pazienti risponde a questa terapia, e al momento non si conoscono i meccanismi che ne determinano la sensibilità. Per questo, ora siamo entrati in un’altra fase di studio, cioè quella che ci permetterà di identificare i pazienti che potranno beneficiare dei farmaci immunoterapici ed essere quindi candidabili ad altre cure più radicali, come il trapianto epatico», precisa Sherrie Bhoori, specialista in gastroenterologia ed epatologia della S.C. Chirurgia generale a indirizzo oncologico 1 dell’INT.  

L’immunoterapia non è però l’unica strada che in questo momento stanno percorrendo i ricercatori. Un altro recente lavoro pubblicato su Gut, curato da Licia Rivoltini dell’Unità di immunoterapia dell’INT e coordinato sempre da Vincenzo Mazzaferro, ha dimostrato la possibilità di potenziare l’effetto immunologico dei farmaci anti-PD1 con un pre-trattamento. Questi studi non solo ampliano il ventaglio di possibilità di soluzioni terapeutiche per la cura del tumore epatico - attualmente la quinta più frequente causa di morte per cancro a livello mondiale ma possono cambiare l’approccio strategico al trattamento di questa tipologia di tumore.

 

Categorie: Medicina integrata

Scoperta una nuova variante genetica della magrezza. Ma non basta ad assicurare un peso forma

Sab, 12/03/2022 - 10:05
Lo studio  16SS_DAKS_FASHION_SHOW.JPG Immagine: HSMCH, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons Un nuovo studio su Genome Biology annuncia l’individuazione di una nuova variante genetica che influLa nuova variante genetica che influisce sul peso appena scoperta non mette al riparo dal rischio di ingrassare. Può predisporre alla magrezza ma non basta ad assicurare un peso forma per tutta la vita. Hanno un ruolo importante l’alimentazione, lo stile di vita e gli altri fattori genetici

L’oggetto dell’invidia di molti potrebbe diventare presto una variante del gene FNIP2. Molto dipende dall’eco mediatica che avrà il risultato di uno studio appena pubblicato su Genome Biology la cui sintesi giornalistica sembra obbligata: individuato il gene della magrezza, lo possiede il 60 per cento della popolazione europea. In realtà, si scoprirà presto, che 

l’invidia è mal riposta per due motivi. Innanzitutto perché possedere la variante “slim” non assicura un rapporto idilliaco a vita con la bilancia. E la conferma arriva dai dati statistici. Se tutte le persone con la variante fortunata fossero stati effettivamente risparmiati dalla possibilità di ingrassare, oltre la metà della popolazione europea sarebbe normopeso, quando i numeri reali raccontano uno scenario quasi opposto (35,7% sovrappeso, 15,9% obesi). 

Inoltre la nuova variante della magrezza (va specificato che si sta parlando di magrezza sana e non di sottopeso) è solo una new entry in una lista di fattori genetici, più di un centinaio, già noti per influenzare l’indice di massa corporea. Insomma l’invidiabile predisposizione genetica al peso forma non dipende solo da un elemento ricevuto in dotazione alla nascita. 

Va poi ricordato che i geni l’influenza dei geni sull'obesità non supera il 20 per cento. Quindi il contributo della variante ora individuata è necessariamente esiguo.

I ricercatori del Spanish National Cancer Research Centre (CNIO) e dell’ IMDEA Food Institute hanno coinvolto nello studio 79 volontari sottoponendoli ad analisi genetiche e a misurazioni fisiche, come peso, indice di massa corporea, circonferenza vita, massa muscolare. 

con i dati a disposizione, gli scienziati hanno ricostruito l’associazione tra i parametri fisici e 48 varianti genetiche specifiche selezionate per la loro potenziale influenza sul metabolismo. La più significativa si è rivelata una variante del gene FNIP2. 

Gli esperimenti sui topi geneticamente modificati per esprimere questa variante hanno consentito di valutarne gli effetti sulla massa corporea. 

I topi con la variante “slim” avevano tra  il 10 e il 15 per cento in meno di grasso rispetto agli animali senza la variante. Ma non è detto che nell’essere umano l’impatto della variante sul peso sia lo stesso. Anzi, è più probabile che per gli umani le cose vadano diversamente. 

Nell'uomo, l'effetto di questa variante non può essere isolato da quello delle molte altre variabili genetiche e dai fattori ambientali che influenzano il fisico, quindi è impossibile stimare con precisione l’effetto specifico della variante. 

I termini usati dagli scienziati sono indicativi del peso da attribuire alla nuova variante e la scelta di parlare di “predisposizione” o “tendenza” fa capire che possederla non basta ad allontanare definitivamente lo spettro dei chili di troppo. 

«Non è affatto vero che le persone con questa variante genetica possano mangiare troppo senza ingrassare», specifica Alejo Efeyan, a capo del Metabolism and Cell Signaling Group del CNIO. 

Le varianti di un gene sono versioni leggermente diverse di un gene, specifico che spesso non provocano cambiamenti visibili. Questa volta lo fanno. Questa variante, particolarmente diffusa in Europa, influisce sulla quantità di grasso che il corpo immagazzina. «La scoperta è un altro passo avanti nella comprensione delle componenti genetiche dell’obesità che può avere implicazioni per lo sviluppo e l'applicazione di strategie personalizzate nella prevenzione e nel trattamento dell’obesità», commentano i ricercatori.

Categorie: Medicina integrata

Tumore dell’endometrio, verso indicazioni più ampie per l’immunoterapia con dostarlimab

Ven, 12/02/2022 - 18:18
Farmaci

Nuovi risultati per l’anticorpo monoclonale dostarlimab nel trattamento del carcinoma endometriale primario avanzato o ricorrente. GSK ha anticipato i risultati di una prima parte dello studio di fase III RUBY  che ha confrontato l’efficacia di un regime terapeutico comprensivo di dostarlimab più chemioterapia standard (carboplatino-paclitaxel) seguita dal solo dostarlimab, con la chemioterapia seguita da placebo in pazienti adulte con carcinoma endometriale primario avanzato o ricorrente.

I pazienti trattati con dostarlimab hanno mostrato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione e un vantaggio statistico e clinico nella riparazione del mismatch (dMMR)/alta instabilità dei microsatelliti (MSI-H).

 I pazienti con carcinoma endometriale primario avanzato o ricorrente hanno opzioni di trattamento limitate. I risultati a lungo termine rimangono insufficienti, e sono necessarie nuove opzioni terapeutiche per migliorare l'attuale standard di cura», ha detto Hesham Abdullah, Senior Vice President, Global Head of Oncology Development di GSK. «Sulla base di questi risultati positivi dello studio di fase III RUBY, GSK intende chiedere l’approvazione dalle autorità regolatorie di una nuova indicazione per dostarlimab nel trattamento della malattia primaria avanzata o recidivante del tumore endometriale», ha aggiunto. 

La richiesta è prevista nella prima metà del 2023. I risultati completi della sperimentazione saranno pubblicati e presentati nel corso di un prossimo convegno scientifico.

Categorie: Medicina integrata

Mielofibrosi, comincia percorso verso l’approvazione di momelotinib

Ven, 12/02/2022 - 17:54
Farmaci

L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha accettato la domanda di approvazione di momelotinib, un potenziale nuovo trattamento orale per la mielofibrosi, un tumore raro che origina da un’anomalia nello sviluppo e funzionamento delle cellule staminali ematopoietiche del midollo osseo.

Entro la fine del 2023 è previsto il responso del Comitato per i prodotti medicinali per uso umano (CHMP), a cui poi dovrà seguire l’approvazione definitiva da parte della Commissione Europea.

Momelotinib agisce interferendo con tre meccanismi chiave coinvolti nelle manifestazioni della patologia, nello specifico quelli che coinvolgono la Janus chinasi (JAK) 1 e JAK2 e il recettore dell'attivina A di tipo I (ACVR1). 

La richiesta di approvazione si basa principalmente sui risultati dello studio di fase III MOMENTUM, che ha coinvolto quasi 200 malati e ha mostrato che momelotinib è in grado di ridurre i sintomi della malattia, di ridurre l’anemia e la necessità di trasfusioni e la splenomegalia, una delle manifestazioni tipiche della malattia. 
Il farmaco non è attualmente approvato in nessun mercato; è in fase di revisione anche da parte della Food and Drug Administration (FDA) statunitense.

Categorie: Medicina integrata

Hiv in Europa: cresce il sommerso

Ven, 12/02/2022 - 05:45


Testata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014

© Mad Owl srl 2022
via Nostra Signora di Lourdes, 41   00167 Roma (RM) ,  P.IVA 12244171000

Categorie: Medicina integrata

Hiv in Europa: cresce il sommerso

Gio, 12/01/2022 - 17:53


Testata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014

© Mad Owl srl 2022
via Nostra Signora di Lourdes, 41   00167 Roma (RM) ,  P.IVA 12244171000

Categorie: Medicina integrata

Le persone disabili che si ammalano di cancro
 sono ancora pazienti di «serie B»

Gio, 12/01/2022 - 17:38
L’appello

È una discriminazione che si somma alle altre ed è forse la più dolorosa: le persone con disabilità quando si ammalano di cancro sono trattate come pazienti di “serie B”. Sul campo della diagnosi precoce e dell’accesso alle terapie, infatti, si registrano notevoli disagi rispetto al resto della popolazione. Un tema, quello della qualità delle cure rivolte a queste persone, portato di recente all’attenzione da una serie di articoli pubblicati sulla rivista «The Lancet Oncology». E che la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) condivide e rilancia in occasione della Giornata Internazionale dedicata ai diritti delle persone con Disabilità, che si celebrerà sabato 3 dicembre. 

«Chiediamo che il Paese, sul piano istituzionale e scientifico, consideri questo aspetto e attui una serie di misure per rendere il sistema sanitario più inclusivo e realmente universalistico, facilitando l’accesso e il percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale per le persone disabili», spiega Elisabetta Iannelli, Segretario Generale di FAVO. 

Andando sugli aspetti più pratici, l’analisi condotta da Liza Iezzoni (direttrice del Centro di ricerca sulle politiche sanitarie, Mongan Institute, del Massachusetts General Hospital di Boston) ha riconosciuto tre priorità per potenziare l’assistenza alle persone con disabilità affette da un tumore: accrescere la partecipazione agli screening oncologici (diversi studi hanno evidenziato tassi di risposta inferiore per gli screening del tumore al seno e della cervice uterina, un aspetto dovuto anche all’assenza di macchinari più accessibili per questi pazienti), agevolare il percorso diagnostico (la difficoltà a utilizzare lettini e macchinari per l’imaging porta spesso a ritardare le diagnosi), ottimizzare l’accesso alle cure (pochi i dati disponibili sulla loro efficacia in questi pazienti) e al follow-up (diversi studi evidenziano un ridotto accesso agli ospedali per controlli e terapie rispetto alle persone senza disabilità). Senza considerare poi la necessaria riabilitazione.

Quanto alle persone con una disabilità intellettiva, la seconda metanalisi coordinata da Anne Boonman (ricercatrice del dipartimento di cure primarie e di comunità del Radboud University Medical Center di Nijmegen, Olanda) ha evidenziato che i pazienti sono più vulnerabili anche durante il percorso terapeutico. Questo, fondamentalmente, per tre ragioni: una maggiore fragilità fisica che più li espone agli effetti collaterali delle terapie, le difficoltà a rispettare il piano terapeutico dall’inizio alla fine e i limiti nella gestione degli aspetti decisionali da condividere con il proprio oncologo durante le terapie. 

Non finisce qui. L’altro grande nodo critico riguarda la difficoltà per le persone con disabilità di far valere i propri diritti.  «Non tutte le persone con disabilità hanno accesso alle informazioni corrette per accedere ai benefici di legge connessi con la disabilità stessa: il lavoro delle reti oncologiche deve prendere in carico anche gli aspetti socio assistenziali. Come FAVO ci siamo battuti, assieme all’INPS e all’Associazione Italiana di Oncologia Medica, per introdurre il certificato oncologico on-line al fine di semplificare, accelerare e migliorare il corretto accertamento dell’invalidità civile. A questi temi abbiamo dedicato ampio spazio negli ultimi anni nei Rapporti dedicati alla condizione assistenziale dei pazienti oncologici. Ma il lavoro da fare è ancora molto. Quello che possiamo promettere è che non lasceremo mai soli i malati, in particolare quelli in condizione di maggiore fragilità anche a causa di una pregressa disabilità psichica, fisica o motoria. E sosterremo con tenacia i valori della sanità pubblica, nell'ottica di una presa in carico globale e continua del malato e della sua famiglia», conclude Iannelli. 

 

Categorie: Medicina integrata

Covid: vaccini efficaci anche in chi soffre di malattie infiammatorie croniche intestinali

Gio, 12/01/2022 - 14:12
Lo studio

I vaccini anti Covid sono efficaci anche nelle persone affette dalle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). A dirlo è lo studio multicentrico, dal titolo ESCAPE, promosso e condotto dall’Italian Group For The Study Of Inflammatory Bowel Disease (IG-IBD), presentato nel corso del XIII Congresso nazionale, in programma a Riccione fino al 3 dicembre 2022. 

Gli autori dello studio hanno valutato la risposta ai vaccini in 1076 pazienti con MICI e in un gruppo di controllo, composto da 1126 persone sane. I risultati, pubblicati su  Digestive and liver disease, dimostrano che la riposta anticorpale nei pazienti è stata alta, anche se significativamente più bassa rispetto ai sani. 

«Nei pazienti con MICI, il tasso di risposta di sieropositività è risultato del 92,1 per cento mentre nei sani è stato pari al 97 per cento. C’è quindi una differenza nei tassi di sieroconversione dopo il vaccino fra chi ha la malattia e chi invece è sano», spiega Ambrogio Orlando, responsabile della IBD Unit della Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti “Villa Sofia-Cervello” di Palermo.

Lo studio ha inoltre valutato il tasso di sieroconversione nei pazienti con MICI sottoposti a terapia immunosoppressiva, scoprendo come non ci sia alcuna differenza con i pazienti con MICI che non praticano tale terapia. 

Sempre in base ai risultati emersi dallo studio, i ricercatori hanno potuto identificare i fattori che favoriscono la ricomparsa dell’infezione da SARS-CoV-2 fra i pazienti con MICI, dopo la seconda dose di somministrazione del vaccino. Oltre alla mancanza di sieroconversione, cioè alla produzione di anticorpi, gli altri fattori sono risultati l’età giovanile, da correlare al fatto che i ragazzi si muovono di più e hanno maggiori occasioni di incontro, e l’essere ex fumatori.

Alla luce di questi dati, le linee guida internazionali raccomandano di non sospendere preventivamente le terapie immunomodulanti che i pazienti con MICI assumono, al fine di evitare riattivazioni della malattia intestinale, reale fattore di rischio per andamento peggiore dell’infezione da SARS-CoV-2.  

Categorie: Medicina integrata

ONCOnnection - Stati generali dell’Oncologia, la quarta tappa in Centro Italia

Gio, 12/01/2022 - 14:03
Il progetto

Le novità dell’oncologia in Toscana, Lazio, Umbria e Abruzzo condivise tra esperti, associazioni di pazienti e istituzioni. È il tema al centro della quarta tappa del progetto “ONCOnnection - Stati generali dell’Oncologia” (Centro), un percorso realizzato negli ultimi due anni su iniziativa di Motore Sanità, che fino ad oggi ha riunito le esperienze in campo oncologico di tutte le regioni di Italia. 

La quarta tappa, con la sponsorizzazione non condizionante di GSK, Takeda, AstraZeneca, Daiichi-Sankyo, Gilead e Servier moved by you - è in corso di svolgimento a Roma (1-2 dicembre). Due giorni di lavori interamente dedicati alle novità che ruotano attorno all’oncologia in queste regioni d’Italia, e che vedono a raccolta i massimi esperti, le associazioni dei pazienti e le istituzioni.

«L’oncologia medica sta cambiando rapidamente, per le nuove conoscenze scientifiche che permettono nuove terapie con risultati mai visti prima. È tuttavia necessario anche un cambiamento organizzativo e tecnologico con attenzione al territorio. Gli elementi a favore del cambiamento sono sia di natura epidemiologica sia di natura più individuale, come i bisogni dei malati oncologici e gli ostacoli che si trovano ad affrontare questi malati», commenta Luigi Cavanna, presidente nazionale CIPOMO.

Le istituzioni riconoscono l’importanza di dare ascolto alle necessità degli esperti di sanità e di impegnarsi  per far sì che il diritto alla sanità venga sempre garantito. 

«Lo screening oncologico ha un ruolo determinante nell’identificare le malattie neoplastiche in fase precoce e, conseguentemente, aumentare la probabilità di guarigione definitiva. In Italia esistono diversi programmi di screening, incluso quello che riguarda il tumore al polmone che è partito da poco in 18 centri diffusi su tutto il territorio nazionale. Purtroppo l’adesione della popolazione ai programmi spesso non è ottimale e questo fenomeno è più evidente nelle regioni del Centro-Sud Italia. Il territorio deve svolgere un ruolo cruciale nella gestione dei pazienti oncologici sia nel favorire la prossimità di cura, ossia che ciascun paziente possa ricevere le migliori terapie il più possibile vicino casa, sia aiutando i centri oncologici nella gestione dei pazienti in follow-up potenzialmente guariti, sia nella gestione del fine vita. Quest’ultimo aspetto è di grandissimo rilievo in quanto in alcune regioni dove il territorio non ha un’organizzazione adeguata delle cure palliative, il peso della gestione del paziente nel momento più drammatico della vita viene totalmente lasciato ricadere sulle spalle della famiglia», spiega Federico Cappuzzo, direttore Oncologia Medica 2 Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena.

 

Categorie: Medicina integrata

Farmacie, sempre più un punto di riferimento per gli italiani: presentato il V Rapporto di Cittadinanzattiva e Federfarma

Gio, 12/01/2022 - 12:24
Il rapporto 

Delle farmacie ci si fida. Gli italiani considerano le farmacie un punto di riferimento fondamentale per informazioni e servizi, in particolare rispetto ai temi della prevenzione e dei farmaci equivalenti. A proposito di prevenzione, il 34 per cento dei farmacisti ha svolto nell’ultimo anno campagne di screening per l’individuazione di soggetti a rischio per patologie croniche.  Nel 2022 alla campagna di prevenzione oncologica del tumore al colon-retto ha aderito ben il 78,4 per cento delle farmacie intervistate. Rispetto ai farmaci equivalenti, nell’ultimo anno l’83,4 per cento dei cittadini ha ricevuto dal farmacista suggerimenti per un loro utilizzo e, al contempo, informazioni sul fatto che il principio attivo sia il medesimo del farmaco originale (lo dichiara il 63,7% dei cittadini) così come rassicurazioni su sicurezza, efficacia e qualità dell’equivalente rispetto al farmaco di marca (46%) nonché sulla possibilità di risparmiare (lo riporta il 39,3% dei cittadini). Gli stessi farmacisti dichiarano che da due anni a questa parte è in costante aumento la richiesta da parte dei cittadini di utilizzare i farmaci equivalenti. Fra i servizi attivi in farmacia, è cresciuto anche il dato relativo al monitoraggio dei parametri, nel 2018 effettuabile nel 90 per cento dei casi, e che è arrivato al 96 per cento nel 2022. In crescita anche l’erogazione dei servizi CUP, dal 63 per cento del 2018 al 77 per cento del 2022.

Questi sono alcuni dei dati che emergono dal V Rapporto annuale sulla farmacia, presentato oggi a Roma e curato da Cittadinanzattiva, con la collaborazione di Federfarma e il contributo non condizionato di Teva. Il Rapporto, redatto dall’Agenzia di Valutazione Civica di Cittadinanzattiva, ha coinvolto 1030 farmacie e ben 1284 cittadini, di cui quasi due su tre affetti da almeno una patologia cronica. 

Sul versante delle vaccinazioni cosiddette “di routine”, la vaccinazione antinfluenzale è erogata nel 39,6 per cento dei casi. Più della metà dei farmacisti (dal 54,5% al 58,1%) è favorevole all'introduzione in farmacia della vaccinazione contro Herpes Zoster, Papilloma virus (HPV) e Pneumococco, così come il 70 per cento dei cittadini interpellati. La vaccinazione anti Covid-19 è erogata dal 38,2 per cento delle farmacie coinvolte nell’indagine.

«Con l’obiettivo di promuovere la salute, farmacisti e cittadini devono continuare a fare un percorso comune, che in questi anni ha già indotto tanti cambiamenti virtuosi, per un utilizzo appropriato e consapevole del farmaco, per l’aderenza alle terapie, per l’uso dei farmaci equivalenti ed in generale per un accesso alle terapie che deve diventare, in un’ottica di territorialità delle cure, semplice, prossimo, senza appesantimenti per il tempo dei cittadini e la loro organizzazione», dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva. 

 

Categorie: Medicina integrata

Hiv in Europa: cresce il sommerso

Gio, 12/01/2022 - 11:35
Il rapporto  15239709257_1a0f09302f_k.jpg Immagine: I G/Flickr [CC BY 2.0] Il nuovo rapporto congiunto di ECDC e OMS mette in guardia sui rischi della sottodiagnosi. Le infeziLe nuove diagnosi diminuite del 25% nel 2021, ma non è una buona notizia. Aumentano le infezioni non diagnosticate. La metà delle nuove diagnosi avviene in fase avanzata. Nei Paesi dell’Est, preoccupano i tanti casi di Aids

La strategia del “test and treat” ha funzionato bene nel mantenere sotto controllo le infezioni da Hiv in Europa. Negli ultimi dieci anni i casi sfuggiti alla diagnosi e quindi alle cure sono diminuiti notevolmente. È andata così fino a quando non è arrivato Covid.  Nel 2021 il numero delle infezioni rilevate è diminuito del 25 per cento rispetto al periodo pre-pandemico e il calo viene attribuito più alla riduzione del numero dei test effettuati che a un effettivo calo delle infezioni dovuto alle diverse abitudini di vita durante la pandemia. Questo suggeriscono i risultati dell’ultimo rapporto congiunto dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e del WHO Regional Office for Europe che ha raccolto i dati della sorveglianza su Hiv e Aids di 53 Paesi membri della Regione Europea dell’Oms, in cui rientrano i 28 Paesi dell’Unione europea e tre Paesi della Area economica europea (EU/EEA). Le infezioni non diagnosticate sono un problema per i singoli e  per la comunità: chi non sa di essere positivo non accede ai trattamenti riducendo le possibilità di mantenere sotto controllo il virus e rischia di contagiare altre persone. 

Nel 2021 in tutta la Regione europea ci sono state 106mila nuove diagnosi di Hiv, di cui 16mila nei Paesi EU/EEEA. Nella metà dei casi si è trattato di diagnosi tardive caratterizzate da un livello di CD4 molto basso (inferiore 350 per mm3) che suggerisce una convivenza con il virus dell’Hiv di circa 8-10 anni. I CD4  sono i linfociti indicativi del grado di compromissione del sistema immunitario e i loro valori servono per stimare il tempo trascorso dall’infezione. Maggiore è la distanza tra l’infezione e la diagnosi, minori sono le possibilità di avere una buona qualità di vita.  Un terzo delle nuove diagnosi aveva livelli di CD4 inferiori a 200/mm3 caratteristici di una infezione in stadio molto avanzato. 

 

«È cruciale intervenire per un rapido potenziamento dei test HIV, dato l'impatto negativo della pandemia di Covid-19 sui servizi di test nella Regione europea. Le risorse di sorveglianza clinica e della sanità pubblica sono state sovraccaricate durante la pandemia, rendendo difficile in molti Paesi lottare per testare e segnalare nuove infezioni da Hiv», si legge nel rapporto.

 

La stragrande maggioranza delle nuove diagnosi (78%) del 2021 si è registra nei Paesi dell’Est, con la Federazione Russa che ha contribuito per il 55 per cento di tutti i casi nella regione europea dell'OMS e per il 70 per cento dei casi segnalati nei Paesi dell’Est.

«Il numero relativamente elevato di diagnosi di Aids nell'Est conferma che la diagnosi tardiva dell'Hiv rimane una sfida importante in quei Paesi. Allo stesso tempo, la tendenza generale di una riduzione delle diagnosi di Aids osservata a partire dal 2012 potrebbe essere il risultato del fatto che la maggior parte dei Paesi ha ora adottato politiche di "trattamento", che mirano a offrire a chiunque conviva con l'Hiv l'opportunità di ricevere la terapia antiretrovirale (ART) indipendentemente dalla lo stadio della malattia. Sono necessarie nuove strategie per migliorare la diagnosi precoce e sensibilizzare un maggior numero di persone sulla propria infezione, espandendo approcci diversificati e di facile utilizzo a test Hiv più ampiamente disponibili», scrivono gli autori del Rapporto. 

Il sesso tra uomini rimane la modalità predominante di trasmissione dell’Hiv nella Regione europea, rappresentando il 40 per cento (6.648) di tutte le nuove diagnosi nel 2021 e più della metà (55%) delle diagnosi in cui la via di trasmissione era conosciuta. Tra i casi con una via nota di trasmissione, il sesso tra uomini ha rappresentato oltre il 60 per cento delle nuove diagnosi in undici Paesi (Austria, Croazia, Cechia, Germania, Ungheria, Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia e Spagna).

I rapporti eterosessuali sono stati la seconda modalità di trasmissione più comune segnalata nel 2021, rappresentando il 29 per cento (4 848) delle diagnosi di HIV e il 40 per cento delle diagnosi in cui la via di trasmissione era nota. La trasmissione eterosessuale è stata la modalità di trasmissione nota più comunemente segnalata in cinque Paesi(Estonia, Francia, Lettonia, Norvegia e Romania).

La trasmissione dovuta al consumo di stupefacenti che prevede l’uso di siringhe ha rappresentato quasi il 4 per cento delle diagnosi di Hiv nel 2021 ed è stata la probabile via di trasmissione per il 24 per cento dei casi diagnosticati in Lettonia e il 20 per cento dei casi diagnosticati in Grecia.

Analizzando i dati epidemiologici raccolti, gli autori del rapporto suggeriscono alcune strategie mirate per le diverse aree della regione. 

Nei Paesi occidentali e del centro, vista la prevalenza dei casi nella categoria dei MSM (men who have sex with men), è necessario incrementare gli interventi di prevenzione, test e trattamento, mirati a quella categoria. Nei Paesi dell’Est, dove si registra un numero elevato di nuove diagnosi dovute all'uso di stupefacenti, gli autori del rapporto invitano invita a proseguire e incentivare le politiche di riduzione del danno per ridurre il rischio di contagio dallo scambio di siringhe infette. 

Categorie: Medicina integrata

Una mostra fotografica racconta 25 anni di accoglienza e di lotta per il diritto alla cura

Gio, 12/01/2022 - 10:47
L’evento  Foto_Mimmochianura_MostramiKim.jpg

Venticinque anni di impegno al fianco dell’infanzia malata raccontati attraverso le fotografie, immagini immortalate da sguardi d’autore e volontari che invitano a riflettere sulla salute dei bambini. È la formula scelta dall’Associazione KIM, impegnata nella difesa del diritto alla cura dei bambini malati più vulnerabili, pe rcelebrare un quarto di secolo di attività. La “MOSTRAMI KIM” si apre al pubblico giovedì 1° dicembre alle 19.00 e si concluderà domenica 4. 

Il percorso, fra immagini e parole, è stato organizzato per accendere i riflettori su un problema drammatico che trova poco spazio nelle narrazioni quotidiane: la condizione di troppi bambini provenienti da Paesi in guerra o senza strutture sanitarie adeguate e per i quali, oggi, l’intervento, chirurgico o farmacologico, in un Paese come il nostro rimane l’unica speranza di vita. Per loro l’Associazione KIM è nata venticinque anni fa e per loro ha sviluppato un modello di accoglienza e di cura che va al di là della semplice ospitalità offrendo un percorso  di accompagnamento, in rete con ospedali, associazioni e istituzioni. 

La mostra. Curata da Elisa Clementelli - MOSTRAMI KIM nasce dall’incontro di dieci fotografi professionisti e amatoriali con questo mondo e questa realtà sconosciuta ai più. I temi al centro dell’esposizione saranno affrontati anche nella tavola rotonda “Curare o prendersi cura?” organizzata per sabato pomeriggio alle 18.00. 

Inaugurazione: giovedì 1 dicembre, ore 19.00  

Apertura: venerdì 2, sabato 3 e domenica 4, dalle 10.00 alle 20.00 

Tavola rotonda: Curare o prendersi cura? Sabato 3 ore 18.00

Palazzo Velli, Piazza Sant’Egidio 10, Trastevere

 

Categorie: Medicina integrata

Rischio carie per chi usa sigarette elettroniche

Gio, 12/01/2022 - 05:45


Testata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014

© Mad Owl srl 2022
via Nostra Signora di Lourdes, 41   00167 Roma (RM) ,  P.IVA 12244171000

Categorie: Medicina integrata

Rischio carie per chi usa sigarette elettroniche

Mer, 11/30/2022 - 22:07


Testata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014

© Mad Owl srl 2022
via Nostra Signora di Lourdes, 41   00167 Roma (RM) ,  P.IVA 12244171000

Categorie: Medicina integrata

Pagine