Medicina integrata

Tumori genitourinari: la piattaforma Oncowellness promuove i benefici dell’attività fisica nel percorso di cura

HealthDesk - Mer, 07/27/2022 - 13:28
L’iniziativa

L’attività fisica può migliorare la qualità di vita dei pazienti con tumori genitourinari. È il messaggio lanciato dal webtalk “I benefici dell’attività fisica nei pazienti con tumori genitourinari”, disponibile online da oggi su Oncowellness, la piattaforma digitale con trainer certificati, schede di allenamento e video-tutorial che aiuteranno i pazienti nel loro percorso di cura. 

I consigli sono destinati a persone affette da quattro tipologie di tumori: tumori genitourinari, tumore al seno, tumore del polmone e tumori del sangue. Il progetto è promosso da Pfizer insieme a una coalition di esperti che riunisce le competenze di specialisti dell'oncologia, dell'oncoematologia, della psico-oncologia, della riabilitazione oncologica, dell'educazione motoria e trainer certificati e con la collaborazione di AIL, Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, Europa Donna Italia, IncontraDonna Onlus, Susan G. Komen Italia, PaLiNUro – Pazienti Liberi da Neoplasie Uroteliali e WALCE – Women Against Lung Cancer Europe.

I pazienti che convivono con i tumori genitourinari sono in aumento e attualmente in Italia se ne registrano circa 1 milione: 500mila pazienti con tumore della prostata, 144mila con tumore del rene e circa 300mila con tumore della vescica. Diventa quindi fondamentale migliorare la loro qualità di vita e il loro benessere psico-fisico durante tutto il percorso di cura e questo si può ottenere anche con l’inserimento dell’attività fisica come trattamento non farmacologico complementare.

Una regolare attività fisica, controllata dal proprio medico oncologo, incrementa la capacità aerobica, aumenta la resistenza e la forza fisica, il senso di benessere e l’autostima ed è in grado di contrastare alcuni degli effetti collaterali associati al tumore e ai trattamenti.

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Sindacato degli ortopedici Nuova ASCOTI: “Positivo l’avvio delle azioni con l’Ispettorato del Lavoro su violazione orario”

HealthDesk - Mer, 07/27/2022 - 12:54
La denuncia

Se i medici lavorano troppo la sicurezza dei pazienti è a rischio. A chiedere il rispetto della normativa sugli orari di lavoro sono, tra gli altri, anche gli ortopedici. 

«Il sindacato degli ortopedici Nuova ASCOTI presente come dipartimento Ascoti nella Federazione Cimo Fesmed Anpo Ascoti, si associa nel promuovere l’azione d’intervento presso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro per le ripetute violazioni della normativa sull’orario di lavoro, che porta un sovraccarico di turni, con conseguente stress e rischi gravi alla sicurezza delle cure.

Già nell’aprile di quest’anno il sindacato degli ortopedici e traumatologi italiani ha intrapreso i primi contatti con l’Ispettorato per una richiesta di ispezione sull’organizzazione dell’orario di lavoro in alcuni reparti di ortopedia di diversi ospedali di I e II livello. Immediatamente abbiamo registrato risposte positive ma non sufficienti a colmare la grave carenza di personale. Auspichiamo che questo rappresenti un segnale per avviare un’interlocuzione duratura con le direzioni generali per organizzare in accordo con le rappresentanze sindacali il lavoro ospedaliero», dichiara Michele Saccomanno, presidente di Nuova Ascoti.

 

 

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Una borsa di studio per lo sviluppo di nuovi processi di fotochimica per la produzione di farmaci

HealthDesk - Mer, 07/27/2022 - 12:45
L’annuncio

Il pubblico e il privato insieme per accelerare i processi produttivi dei farmaci. Olon e il Dipartimento di Chimica dell’Università di Milano annunciano la creazione di una borsa di studio di dottorato di ricerca finalizzata allo sviluppo di nuovi processi applicati alla produzione di principi attivi farmaceutici basati sulla fotochimica. 

L’obiettivo del progetto è di mettere a punto nuove vie di sintesi alternative basate sulla fotochimica, come processo altamente innovativo e sostenibile, che possano trovare applicazione sistematica alla produzione su scala industriale negli 11 impianti produttivi che Olon possiede nel mondo.

Il cofinanziamento della Borsa di studio, da parte di Olon, permetterà a un dottorando dell’Università di Milano di lavorare per tre anni su argomenti di ricerca di frontiera, per arrivare al termine del percorso a sviluppare processi alternativi che trovino una concreta applicazione di tipo industriale nei siti Olon.

«L’obiettivo di questa partnership non si limita a sviluppare step di sintesi per specifici targets, su cui cominceremo a lavorare non appena partirà la collaborazione, ma in generale di contribuire allo sviluppo dello know-how necessario per una applicazione industriale della fotochimica in modo sistematico e diffuso alla produzione di principio attivi farmaceutici del nostro portfolio attuale, e di quelli che svilupperemo in futuro», spiega Giorgio Bertolini, responsabile della Ricerca e Sviluppo di Olon. 

Il dipartimento di Chimica ha inoltre una forte expertise sulla flow chemistry, che si integra con quella nell’ambito della fotocatalisi.

«Il progetto rappresenta una grande opportunità per l’accademia, per l’azienda, e non ultimo per il ricercatore, al quale viene data la possibilità di completare il percorso di dottorato lavorando su un tema altamente innovativo. È un’ottima opportunità per studiare reazioni promosse dalla luce e sviluppare insieme nuove strategie sintetiche e a basso impatti ambientale», commenta Maurizio Benaglia, professore del Dipartimento di Chimica dell’Università di Milano.

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Contraccezione negata per 160mln di donne⎥Covid: pericolo ipertensione

HealthDesk - Mer, 07/27/2022 - 05:45

 

Covid-19: tutto è iniziato al mercato di Whuan Differenti varianti di Sars-Cov-2 sono passate da animale (non si sa quale) a uomo in più occasioni nel mercato di Whuan in Cina tra novembre e dicembre. Una di queste ha preso il sopravvento e innescato la pandemia. Questa è a oggi la ricostruzione più affidabile dell’origine di Covid-19 Leggi tutto Ridurre il sale non basta: per proteggere il cuore bisogna consumare abbastanza potassio Difficilmente si riesce a rientrare nei limiti fissati dall’Oms per il consumo di sale. I prodotti industriali remano contro. Ma c’è un rimedio: mangiare più banane (potassio) limita i danni dell’eccesso di sodio abbassando la pressione arteriosa. Ma vale solo per le donne Leggi tutto Altre notizie Epatite C, ancora troppi casi sommersi. Non c'è tempo da perdere: l'unico modo per fermarla è informarsi e fare il test   Al via la seconda edizione di Health&Biotech Accelerator program: premiate 6 start-up impegnate in progetti di sanità digitale Tumori genitourinari: la piattaforma Oncowellness promuove i benefici dell’attività fisica nel percorso di cura Sindacato degli ortopedici Nuova ASCOTI: “Positivo l’avvio delle azioni con l’Ispettorato del Lavoro su violazione orario” Una borsa di studio per lo sviluppo di nuovi processi di fotochimica per la produzione di farmaci


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La pandemia ha dato una spinta all’antibiotico-resistenza⎥ Omicron peggio di Delta per i bambini

HealthDesk - Mar, 04/26/2022 - 21:18

 

La pandemia ha dato una spinta all’antibiotico-resistenza In confronto al periodo pre-pandemico, durante la pandemia i tassi di infezioni ospedaliere resistenti agli antibiotici sono aumentati sia tra i pazienti con Covid che tra quelli senza Covid Leggi tutto Omicron peggio di Delta per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. Tasso di ricoveri 2,3 volte più alto Dal 19 dicembre 2021 al 28 febbraio 2022, con Omicron in circolazione, sono stati ricoverati 19,1 per 100mila bambini non vaccinati tra i 5 e gli 11 anni di età contro i 9,2 per 100mila bambini vaccinati. Il 19% è stato ricoverato in terapia intensiva e di questi l’87% non era vaccinato Leggi tutto Altre notizie Una legge per il diritto all'oblio di chi ha superato il cancro Fondazione GINEMA: 40 anni di ricerca sulle malattie del sangue Electric Path: colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici negli ospedali italiani. Il progetto parte dal San Camillo di Roma


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Una legge per il diritto all'oblio di chi ha superato il cancro

HealthDesk - Mar, 04/26/2022 - 16:55
Raccolta firme

L'obiettivo intermedio era di raggiungere 30 mila firme prima dell'estate. Ne sono arrivare 64 mila già prima che finisse aprile, solo tre mesi dopo la presentazione dell'iniziativa “Io non sono il mio tumore” da parte della Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica). Il prossimo obiettivo è di raggiungere le 100 mila sottoscrizioni, che entro l'estate verranno consegnate al ministro della Salute Roberto Speranza, al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e al capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Tutte firme per chiedere che venga finalmente riconosciuto il diritto all'oblio alle persone che, colpite da un tumore, ne siano guarite o lo abbiano ormai cronicizzato.

Lo scopo è ottenere una legge di pochi articoli che il Parlamento possa approvare in questa legislatura prima che si concluda, così che l'Italia possa seguire l’esempio virtuoso di altri Paesi europei che già tutelano i propri cittadini ex pazienti oncologici con una legge ad hoc.

Oggi, infatti, quasi un milione di persone in Italia sono guarite da un tumore, ma rischiano di subire discriminazioni nell’accesso a servizi come la stipula di assicurazioni e di mutui, nell’adozione di un figlio e nell’assunzione per un lavoro.

«In soli tre mesi – sottolinea Giordano Beretta, presidente della Fondazione Aiom –abbiamo raggiunto più della metà delle adesioni necessarie a portare il tema all’attenzione dei legislatori. È una delle maggiori call to action mai realizzate nella lotta al cancro. La grande partecipazione dei cittadini ci ha permesso finalmente di smuovere il Paese e di dimostrare ancora una volta quanto questa campagna sia fondamentale. Abbiamo ascoltato e raccolto le storie di moltissimi ex pazienti, anche personaggi famosi, che si sono trovati a vivere situazioni surreali e ingiuste. Sono 3,6 milioni le persone che, in Italia, vivono con una diagnosi di cancro. Il 27% di loro, circa un milione, è guarito. Sono numeri importanti, che non possiamo più ignorare. Ora chiediamo a tutti uno sforzo per continuare a diffondere l’iniziativa fino a raggiungere le 100 mila firme».

Grazie alle diagnosi precoci e alle terapie sempre più avanzate, oggi «molti tumori possono essere curati o cronicizzati» dice Saverio Cinieri, presidente dell'Aiom, e «questo spiega l’aumento delle persone che vivono anche a molti anni di distanza da una diagnosi». Come ricorda lo stesso Cinieri, ogni neoplasia richiede un tempo diverso perché chi ne soffre possa definirsi “guarito”: per il cancro del testicolo e della tiroide possono bastare meno di cinque anni dalla conclusione delle cure; per il melanoma e il tumore del colon meno di dieci. Bisogna attendere invece quindici anni per molti linfomi, mielomi e leucemie e per il rene e la vescica. «Supportare questa campagna – sostiene il presidente Aiom - significa offrire l’opportunità agli ex pazienti di vivere una vita libera dal ricordo della malattia».

L’Italia «deve seguire le orme di Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Portogallo» auspica Antonella Campana, vicepresidente di Fondazione Aiom e membro del coordinamento volontari di IncontraDonna. «Abbiamo studiato le loro leggi – prosegue - e chiediamo alle Istituzioni di non perdere altro tempo: ora tocca a loro impegnarsi in questa battaglia di civiltà. Riceviamo ogni giorno sollecitazioni da parte di malati e familiari che già hanno dovuto superare una malattia e ora si trovano a vivere una discriminazione scientificamente ingiustificata».

«Discriminare qualcuno per la sua malattia trasforma il tumore in una colpa» osserva Monica Forchetta, presidente dell'Associazione pazienti Italia melanoma (Aipam). Dall’avvio della campagna, ricorda, «abbiamo ricevuto numerosissime testimonianze di persone che, nonostante fossero guarite, si sono trovate in difficoltà nel richiedere diversi servizi. Anche agli adolescenti è capitato di vivere episodi discriminatori, per esempio in ambito sportivo. È necessario intervenire al più presto».

L’approvazione della legge «permetterà a moltissime persone di riprendere in mano la propria vita» confida Ornella Campanella, presidente dell’associazione aBRCAdabra, nel ricordare l'esempio di Francesco, 33 anni, che non ha potuto adottare un figlio a causa di un tumore alla tiroide curato ben tredici anni prima. O di Laura, che di anni ne ha 45 e non ha ottenuto un mutuo per avviare la propria attività nonostante sia guarita da un tumore al seno da più di quindici anni. «È importante che le Istituzioni ci ascoltino – conclude Campanella - e ci affianchino in questa sfida di cultura e civiltà. In questi mesi hanno dimostrato una grande sensibilità al tema, siamo certi che insieme riusciremo a raggiungere l’obiettivo e a modificare il peso schiacciante di chi si sente paziente oncologico discriminato per tutta la vita».

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La pandemia ha dato una spinta all’antibiotico-resistenza

HealthDesk - Mar, 04/26/2022 - 14:42
L’analisi Staphylococcus_aureus_Bacteria_(7739552618).jpg Immagine: NIAID, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons Lo studio in 271 ospedali americani: i casi di infezioni resistenti nosocomiali sono aumentati duranIn confronto al periodo pre-pandemico, durante la pandemia i tassi di infezioni ospedaliere resistenti agli antibiotici sono aumentati sia tra i pazienti con Covid che tra quelli senza Covid

C’era da aspettarselo: l’eccessivo e spesso inappropriato uso di antibiotici per curare Covid-19, soprattutto nella prima fase della pandemia quando i protocolli terapeutici non erano ancora chiari, ha acuito il fenomeno già preoccupante dell’antibiotico resistenza. Lo dimostra quanto è accaduto in 271 ospedali degli Stati Uniti che probabilmente sono rappresentativi di molti altri in altre parti del mondo. 

Lo studio, presentato all’European Congress of Clinical Microbiology & Infectious Diseases (ECCMID) (Lisbona 23-26 aprile), si basa sui dati di tutti i pazienti adulti ricoverati in 271 ospedali di vari Stati americani prima e durante la pandemia che hanno passato almeno un giorno in ospedale e di cui si conosce la ragione del ricovero, la condizione di salute al momento delle dimissioni o la causa del decesso. 

I pazienti sono stati divisi in due gruppi: quelli ricoverati prima della pandemia (tra il 1° luglio del 2019 e il 29 febbraio del 2020) o durante la pandemia (tra il 1° marzo 2020 e il 30 ottobre 2021). Questo secondo gruppo è stato a sua volta suddiviso in due categorie: con Covid o senza Covid. 

Tutti i casi di infezione resistente agli antibiotici sono stati registrati. 

I ricercatori hanno calcolato il tasso di infezioni resistenti agli antibiotici su 100 ricoveri prima e durante la pandemia e sono risaliti all’origine dell’infezione distinguendo tra quelle avvenute prima del ricovero e quelle insorte in ospedale. 

In totale, ne periodo pre-pandemia sono stati ricoverati 1.789.458 pazienti, mentre durante la pandemia il numero dei ricoveri è più che raddoppiato arrivando a  3.729.208. Il numero di pazienti ricoverati in ospedale con almeno un'infezione da microrganismi resistenti agli antibiotici era 63.263 nel periodo pre-pandemia e 129.410 durante la pandemia.

Il tasso di infezioni resistenti era 3,54 per 100 ricoveri prima della pandemia mentre tanto tra i pazienti risultati positivi che tra quelli negativi per Covid-19 durante la pandemia i livelli di infezioni resistenti erano più elevati, rispettivamente 4,92 per 100 ricoveri e 4,11 per 100 ricoveri. 

È particolarmente indicativo il dato sui tassi di infezioni resistenti insorte in ospedale:  prima della pandemia era pari a 0,77 per 100 ricoveri, mentre durante la pandemia era salito a 0,86 per 100 ricoveri durante la pandemia. Tra i pazienti con Covid-19 il tasso di infezioni resistenti agli antibiotici era ancora più alto, con 2,19 casi per 100 ricoveri. 

Al di fuori degli ospedali, in comunità, invece, si è osservata una tendenza opposta con un calo dei casi di infezioni da microbi resistenti durante la pandemia rispetto al periodo precedente (2,61 per 100 vs 2,76 per 100). 

«Questi nuovi dati evidenziano l'importanza di monitorare da vicino l'impatto di Covid-19 sui tassi di resistenza agli antibiotici. È particolarmente preoccupante che la resistenza agli antibiotici sia aumentata durante la pandemia sia nei pazienti positivi che negativi a Sars-CoV-2. Le infezioni acquisite in ospedale sono una delle principali preoccupazioni mediche, con tassi di resistenza agli antimicrobici significativamente più alti durante la pandemia rispetto a prima», ha dichiarato Karri Bauer, a capo dello studio. 

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Fondazione GINEMA: 40 anni di ricerca sulle malattie del sangue

HealthDesk - Mar, 04/26/2022 - 11:14
L’evento

L’ematologia italiana si riunisce il 28 e il 29 aprile a Roma in occasione dei primi 40 anni della Fondazione GIMEMA (Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto Franco Mandelli). L’evento in presenza riunirà  i più illustri rappresentanti dell’ematologia Italiana, che fanno parte del Gruppo Cooperatore GIMEMA, e gli esponenti delle più importanti società scientifiche ematologiche italiane. Il programma prevede due giornate di incontri e sessioni di aggiornamenti sulle attività di ricerca, studi e progetti portati avanti dai gruppi di lavoro Working Parties del GIMEMA. 

GIMEMA nasce nel 1982 da una idea illuminata e lungimirante dell’indimenticato Franco Mandelli. Una comunità unica, coesa nella sua missione e che ha avuto e ha un ruolo importante nel panorama scientifico delle malattie del sangue e che tanto ha contribuito alla storia dell’Ematologia Italiana. Oggi GIMEMA, sostenuta costantemente nel suo cammino da AIL- Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma, è un network di oltre 120 centri clinici in Italia e una rete di 61 laboratori.

«GIMEMA è nato a poco a poco, nel tempo, e inconsapevolmente, nel quotidiano entusiasmo e desiderio di collaborare tra giovani medici che si ponevano obiettivi apparentemente irraggiungibili: guarire pazienti con malattie del sangue allora inguaribili. GIMEMA è nato così, guidato da menti uniche. Come è nata così l’ematologia italiana in cui noi ci possiamo specchiare con orgoglio.  Ha dato molto a tutti: pazienti, medici, infermieri, biologi. L’augurio è che questa grande comunità resti compatta nella sua missione. I presupposti ci sono, solidi e luminosi. È tutto nelle nostre mani, nelle nostre menti. Continuiamo ad essere un modello, un esempio: lavoriamo per il bene», ha dichiarato Marco Vignetti, presidente della Fondazione GIMEMA -Franco Mandelli Onlus -

L’iscrizione all’evento è gratuita, si effettua online.. I posti sono disponibili fino ad esaurimento e la scadenza per la registrazione è fissata al 26 aprile 2022.   

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Omicron peggio di Delta per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. Tasso di ricoveri 2,3 volte più alto

HealthDesk - Mar, 04/26/2022 - 10:16
Il rapporto Teddy_bear_toy_in_a_medical_mask_is_sitting_in_a_child_seat_in_the_car._(49894805893).jpg Immagine: Nenad Stojkovic from Srbija, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons Il 30 per cento dei bambini ricoverati non aveva malattie pregresse. I bambini non vaccinati hanno uDal 19 dicembre 2021 al 28 febbraio 2022, con Omicron in circolazione, sono stati ricoverati 19,1 per 100mila bambini non vaccinati tra i 5 e gli 11 anni di età contro i 9,2 per 100mila bambini vaccinati. Il 19% è stato ricoverato in terapia intensiva e di questi l’87% non era vaccinato

Sui bambini tra i 5 e gli 11 anni la variante Omicron ha avuto un impatto maggiore della Delta. Lo dimostrano i dati dell’ultimo rapporto dei Centers for Disease and Control statunitensi sulla pandemia negli Usa. I bambini non vaccinati durante l’ondata di Omicron avevano il doppio di probabilità di essere ricoverati rispetto ai coetanei vaccinati. E quasi un terzo dei bambini finiti in ospedale non presentava condizioni mediche pregresse mentre circa un quinto è dovuto ricorrere alla terapia intensiva. Dal 19 dicembre 2021 al 28 febbraio 2022 (nel periodo in cui è apparsa la variante Omicron), in tutto sono stati ricoverati in ospedale per Covid-19 19,1 per 100mila bambini non vaccinati tra i 5 e gli 11 anni di età contro i 9,2 per 100mila bambini vaccinati. Dei 397 bambini ricoverati in ospedale durante questo periodo, il 30 per cento era in buone condizioni di salute senza patologie preesistenti, il 19 per cento è stato ricoverato in terapia intensiva e l’87 per cento non era vaccinato. 

Gli autori del rapporto hanno esaminato i dati della rete di monitoraggio  COVID-NET concentrandosi  su 1.475 bambini ricoverati in ospedale in 11 Stati tra il 1°marzo 2020 al 28 febbraio 2022. L'età media era di 8 anni e il 56 per cento erano maschi.

Circa un terzo dei bambini presentava Covid grave. I ricercatori hanno anche esaminato i dati del periodo della pandemia durante il quale era predominante Delta (dal 27 giugno al 18 dicembre 2021).

Complessivamente, il tasso di ospedalizzazione durante il picco Omicron (settimana terminata il 22 gennaio 2022) è stato 2,3 volte superiore a quello del picco di Delta (settimana terminata il 25 settembre 2021): rispettivamente 2,8 vs 1,2 per 100mila. I tassi di ricovero in terapia intensiva durante Omicron erano 1,7 volte superiori rispetto a Delta (in un periodo di 2 settimane di predominanza delle varianti).

La Fda ha autorizzato la serie primaria a due dosi di vaccino Pfizer per bambini dai 5 agli 11 anni nel 2021. Tuttavia, i tassi di vaccinazione in questa fascia di età sono ancora significativamente inferiori rispetto a quelli registrati nella fascia di età superiore.

Nonostante il numero dei bambini vaccinati nello studio fosse piccolo, gli autori hanno osservato che nessun paziente vaccinato e ricoverato aveva avuto bisogno del supporto di ossigeno.

In linea con quanto emerso in altre popolazioni, il rischio di Covid grave era significativamente più alto tra i bambini con diabete e con obesità. 

«Il fatto che i tassi di ospedalizzazione nei bambini non vaccinati fossero il doppio di quelli dei bambini vaccinati suggerisce che i vaccini sono efficaci nel prevenire le morbilità associate a Covid-19. Il che è coerente con studi recenti, che suggeriscono che la vaccinazione riduce il rischio di infezione da Omicron, protegge dalla malattia associata a COVID-19 tra i bambini di età compresa tra 5 e 11 anni e previene la sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini, una grave condizione iperinfiammatoria postinfettiva con un'incidenza maggiore in questa fascia di età rispetto ad altre fasce di età», scrivono gli autori del rapporto. 

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Electric Path: colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici negli ospedali italiani. Il progetto parte dal San Camillo di Roma

HealthDesk - Mar, 04/26/2022 - 10:05
L’iniziativa

Proteggere l’ambiente per proteggere la salute. È questo l’obiettivo di “Electric Path”, un progetto nazionale grazie al quale sono state installate infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici (IDR) nei parcheggi di diversi ospedali italiani. L’iniziativa è realizzata da Novo Nordisk all’interno del programma internazionale “Circular for Zero”, strategia dell’azienda danese per azzerare l’impatto ambientale entro il 2030.

In questo ambito, oggi è stata presentata una partnership pubblico-privato all’insegna della sostenibilità ambientale, unica nel suo genere, tra Novo Nordisk e Regione Lazio, per l’installazione dei dispositivi in diversi ospedali della regione, a partire dall’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma.

«Abbiamo aderito con convinzione a questo progetto per contribuire a obiettivi concreti in tema di riduzione sull’impatto ambientale. Infatti, è fondamentale favorire un’infrastruttura diffusa e capillare che incentivi e faciliti l’uso dei veicoli elettrici. L’installazione nel nostro ospedale di impianti di ricarica va proprio in questa direzione e potranno essere utilizzati da un ampio numero di persone, sia utenti sia dipendenti», ha dichiarato Narciso Mostarda, Direttore Generale Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini. 

Al San Camillo Forlanini, le colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici sono state installate nei parcheggi situati all’interno dell’ospedale in modo da essere fruibili da tutti, per stimolare le persone a una transizione più rapida verso modelli di mobilità sostenibili e contribuire così alla riduzione delle emissioni di CO2, con conseguente miglioramento della salute e del benessere di tutti.

Oltre ad avere un impatto sull’aria e sull’ambiente che ci circonda, l’inquinamento è causa anche dello sviluppo di numerose malattie, respiratorie, ictus, demenze, malattie renali e diabete. Per esempio, è stato osservato che un aumento di 10 unità di concentrazione di PM10 o NO2 si traduce in un aumento rispettivamente del 8,1 per mille e del 4,1 per mille nella prevalenza del diabete tipo 2. Inoltre, un’ampia ricerca condotta negli USA ha messo in evidenza, come l’inquinamento atmosferico sia responsabile ogni anno di oltre 3 milioni di nuovi casi di diabete.

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La resa dei medici italiani⎥Monoclonali preventivi⎥Lotta alla malaria

HealthDesk - Mar, 04/26/2022 - 05:45

 

La pandemia ha dato una spinta all’antibiotico-resistenza In confronto al periodo pre-pandemico, durante la pandemia i tassi di infezioni ospedaliere resistenti agli antibiotici sono aumentati sia tra i pazienti con Covid che tra quelli senza Covid Leggi tutto

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La resa dei medici italiani⎥Monoclonali preventivi⎥Lotta alla malaria

HealthDesk - Lun, 04/25/2022 - 21:08

 

La pandemia ha dato una spinta all’antibiotico-resistenza In confronto al periodo pre-pandemico, durante la pandemia i tassi di infezioni ospedaliere resistenti agli antibiotici sono aumentati sia tra i pazienti con Covid che tra quelli senza Covid Leggi tutto

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Categorie: Medicina integrata

Nas: controlli in quasi 500 strutture e sequestri di apparecchiature per crioterapia

HealthDesk - Lun, 04/25/2022 - 12:54
Operazione d'intesa con il ministero della Salute

Palestre, centri benessere ed estetici, studi medici e fisioterapici: sono 488 le strutture ispezionate nelle scorse settimane dai Carabinieri dei Nas, d’intesa con il ministero della Salute. Obiettivo era verificare l’idoneità tecnica delle attrezzatura impiegate nella crioterapia, la sussistenza dei requisiti igienico-strutturali e organizzativi, il possesso delle autorizzazioni, la presenza di figure professionali adeguate alla tipologia di prestazione crioterapica erogata e, infine, l’osservanza delle misure di contenimento alla diffusione del Covid-19.

Negli ultimi anni si è diffusa la pratica della “crioterapia” o “terapia del freddo”, con l’utilizzo, in palestre, centri benessere o estetici, di “criocamere” o “criosaune” che possono raggiungere temperature fino a 130 gradi sotto lo zero.

Nel corso dell'operazione i Carabinieri Nas hanno rilevato «50 obiettivi non conformi» che hanno comportato il deferimento all’Autorità giudiziaria di 16 titolari e operatori e la contestazione di sanzioni amministrative per un importo complessivo di 165 mila euro.

Sono state anche sequestrate 13 criocabine poiché utilizzate in strutture non autorizzate o impiegate per trattamenti terapeutici da personale non qualificato. Sequestrati anche cinque apparecchi elettromedicali per la crioterapia detenuti abusivamente. Effettuati, inoltre, tre provvedimenti di sospensione/chiusura di attività prive di autorizzazione e sequestrati tre locali adibiti ad ambulatori medici all’interno di altrettanti centri estetici. Sono state accertate 74 violazioni, delle quali 18 riconducibili all’esercizio abusivo della professione sanitaria, all’attivazione abusiva di ambulatori di medicina estetica, a irregolarità nella gestione e detenzione di farmaci scaduti.

Infine, sono state contestate ulteriori 56 sanzioni per inadempienze autorizzative e procedurali connesse con la mancata applicazione di Leggi regionali, della normativa dell’attività di estetista nonché dell’applicazione delle misure di contenimento del Covid-19.

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La Società di leadership e management in medicina: «ll Pnrr da solo non sarà la panacea di tutti i mali» del Ssn

HealthDesk - Lun, 04/25/2022 - 11:49
L'avvertimento

Confrontarsi sulle opportunità che la sfida del Pnrr può offrire al Servizio sanitario nazionale, ai soggetti pubblici e privati che operano in sanità e a una loro eventuale partnership. Questo l’obiettivo dell’Incontro “P3, Partnership Pubblico Privato: dal pensiero all’azione”, organizzato dalla Over Group sotto l’egida della Società italiana di leadership e management in medicina (Simm)

«Come sottolineato nel Rapporto 2021 sul Coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti – ricorda Mattia Altini, presidente della Simm - il sistema sanitario italiano sta riuscendo al momento a gestire la crisi pandemica, nonostante alcune difficoltà, come l’eccessiva eterogeneità degli approcci regionali, ma sarà fondamentale, per il futuro, rendere omogenea l’erogazione dei Lea su tutto il territorio nazionale migliorando l’allocazione delle risorse, auspicando un maggior coordinamento europeo».

Secondo Altini, il Servizio sanitario nazionale «ha necessità di riprogrammare la sua attività focalizzandosi sulla lotta alle variazioni ingiustificate negli esiti che troppo spesso impattano sulla vita dei cittadini».

«Arriveranno sì le risorse del Pnrr» osserva il presidente Simm, ma il Servizio sanitario nazionale «è un sistema adattativo complesso che rappresenta lo specchio di una società e delle sue aspettative» e pertanto è necessario che «accanto ad un grande investimento finanziario ci sia una politica capace di comprendere che il denaro in arrivo debba essere visto come un investimento per il nostro Paese, in grado di trasformare il modo con cui facciamo le cose».

Allora «bisogna che la politica comprenda fino in fondo l’eccezionalità del momento che stiamo vivendo e la necessità di “osare” per metterci nelle condizioni di fare nel prossimo futuro le cose in modo diverso. Lo scopo ultimo delle organizzazioni sanitarie – conclude Altini - è produrre salute e troppo spesso vecchie norme e consuetudini ormai superate fanno sì che in sanità si continui a lavorare per compartimenti stagni creando difficoltà a chi è chiamato a creare integrazione e sinergia per garantire la tutela della salute dei cittadini. Non perdiamo l’occasione di rivoluzionare il nostro Ssn, mantenendo saldi i valori della 883».

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